Francesco Lattanzio | 9 ottobre 2017
COMPANY

Amazon espande il suo raggio d’azione pubblicitario: ora punta ai brand che non vendono sul marketplace

Amazon continua a farsi strada nel digital advertising. La sua ultima mossa è l’apertura di una sede a Manhattan, che ospiterà 2000 nuove risorse impiegate per la maggior parte nel versante pubblicitario. Il marketplace ha avuto per anni un team in New York, ma la sua presenza a livello di advertising è forte anche a Tokyo e Parigi.  Le risorse sales si posizionano a cavallo tra advertising e retail per dare man forte alla crescita di quello che la company chiama pubblicità “non endemica”, che abbraccia tutti quei brand che non vendono su Amazon. All’interno di questa definizione sono comprese aziende appartenenti a settori come ristorazione, compagnie aeree, cavi, ecc. “Ci sono opportunità per portare a loro valore”, ha dichiarato Saurabh Sharma, director of programmatic di Amazon.

 

Cosa offre Amazon

Il ventaglio di proposte è ampio – search, display, video, servizi di streaming, device based e“custom” advertising, che si traduce in iniziative sulla homepage di Amazon o nell’utilizzo degli spazi prodotto come ad inventory – ma si allargherà ancora quando verranno messe a disposizione le inventory all’interno degli Amazon Lockers e gli spazi sul servizio di video streaming Prime Vide, che comprende anche i match del giovedì della NFL. Per inseguire il duopolio composto da Facebook e Google, Amazon sta dunque cercando di spingere il proprio pensiero oltre il product advertising.

Queste ultime opportunità pubblicitarie sono già adottate da alcuni brand. Geico propone le sue creativtà all’interno delle partite di football trasmesse da Prime Vide, Hyundai ha invece lanciato una campagna focalizzata sui test drive chiamata “Prime Now. Drive Now”.

 

 

Il vantaggio competitivo

Il grosso vantaggio competitivo di Amazon, secondo Sharma, è la sua posizione privilegiata sull’intersezione tra ecommerce e advertising. “Non conta solo saper proporre l’inserzione nel posto giusto e al momento giusto. È importante anche la rilevanza”, dice. In altre parole, il marketplace offre metriche legate alle impression e ai click, ma anche dati più complessi sulle vendite, sul percorso d’acquisto e sul valore del consumatore nel ciclo di vita. Ecommerce e marketing, sulla piattaforma vanno di pari passo e si affiancano a consulenze dirette a brand e agenzie su ciò che viene chiamata “preparazione al retail”.

 

L’approccio con le agenzie e i brand

“Possiamo dire come va una campagna, ma per metterci le mani sopra bisogna fare qualcosa che si aggiunga all’advertising”, come pagine prodotto efficaci, inventory in stock e mettere policy alle review. Ma la chiave con i brand esterni consiste nel fatto che non è necessario vendergli display o search. Così, di fianco ai programmi i training sulla merce venduta attraverso Amazon, stanno circolando sempre più informazioni sull’advertising fuori dalla piattaforma. I dati raccolti, per esempio possono consegnare elementi capaci di illustrare le intenzioni d’acquisto del consumatore, utili anche a capire chi è.

L’advertising è per noi una grossa area anche in termini tecnologici. Gli Amazon Web Services possono consegnare soluzioni tecnologiche per altri sviluppatori e per chi volesse utilizzare la nostra cloud. All’interno dell’ad tech pssiamo portare valore alle agenzie in quanto tech leader”, conclude Sharma.

 

Nessuna risposta a "Amazon espande il suo raggio d'azione pubblicitario: ora punta ai brand che non vendono sul marketplace"