Redazione 360com | 16 maggio 2017
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Blogmeter lancia un nuovo social influencer database per le aziende

Un mondo a parte, forse quello reale. In rete succede di tutto e di più. Nascosti dietro il solito schermo ci riveliamo per quello che siamo, nel bene e ovviamente anche nel male (i catastrofisti propendono soprattutto per quest’ultima soluzione). La digital life, la social dimension, un tempo appellativi perfetti per qualche sci-movie, o per qualche canzone dal sapore futuristico-romantico, oggi rappresentano il fulcro della nostra vita, e nessuno se ne stupisce più. Va da sé che tutti vogliono dire la propria, che ognuno, o quasi vuole rendere noto il proprio pensiero. Gli interessi, le passioni, la presunta conoscenza di argomenti fra i più disparati, la capacità di sapersi calare all’interno di un tema, di raccontarlo con tutti i crismi. Sì ma… come riconoscere il vero intenditore? Nell’impossibilità di bendarlo e fargli assaggiare lo scotch whisky definitivo, in un riflesso di memoria pubblicitaria, ci ha pensato Blogmeter, azienda che di social e di misurazioni dedicate all’ambito se ne intende abbastanza: la creazione di un vero e proprio database di Social Influencer, una guida che potrebbe risolvere problemi e dubbi di avventori, curiosi, utenti e, soprattutto, aziende. A chi affidiamo la promozione del suddetto marchio? Passami la Social Influencer di Blogmeter. Potrebbe essere questa l’usanza più frequentata dal mercato almeno del prossimo lustro. Abbiamo chiesto lumi a Sacha Monotti, ceo dell’azienda.

Novità in serie per Blogmeter, di cosa si tratta?

«La prima news riguarda lo studio di strumenti che riescano a identificare in maniera estremamente oggettiva la figura dell’attuale social influencer. Ne è scaturito un database di influencer. Abbiamo, nel contempo, identificato alcune industry e le figure influenti ad esse collegate. Tra i segmenti più rappresentativi ci sono sicuramente il fashion e la cosmesi. Le azioni degli influencer si muovono essenzialmente sui quattro social preminenti, FB, Instagram, Twitter e Youtube. Il nostro strumento è un grande archivio di informazioni, sia qualitative sia quantitative, con tanto di biografie allegate e con tutti i contenuti pubblicati nel tempo da questi personaggi.

 

E il mercato come ha risposto?

«A tre mesi dal lancio, ci siamo accorti che il progetto ha fatto breccia, ha già totalizzato una decina di nuovi clienti tra cui alcuni dei principali nomi dei settori a cui puntiamo. Un interesse che nasce dalla voglia di valutare l’efficacia degli influencer coinvolti».

 

Quali sono i settori maggiormente legati alle figure degli influencer?

«Il fashion prima di tutto, ma anche la cosmesi, il food, senza dimenticare turismo, lifestyle, arredamento e design. E occhio alla musica, giudicata magari come un segmento di nicchia, ma in realtà ricco e frequentatissimo. E occhio agli emergenti, come l’ambito farmaceutico-etico».

 

Vien voglia di capire cosa veramente vogliano leggere gli utenti sui social?

«La nostra seconda novità riguarda proprio l’integrazione di ricerche sotto stimolo alle nostre tradizionali indagini di social intelligence. L’obiettivo è profilare meglio i consumatori attraverso uno strumento, la survey, che ci permette sia di approfondire le caratteristiche socio-demografiche degli utenti che di pesare alcune evidenze emerse dalle ricerche social. Ma non vogliamo trasformarci né in un istituto di ricerca tradizionale, né tantomeno in un’agenzia».

 

Ci sono news anche sul fronte del fatturato?

«Nel primo trimestre abbiamo registrato un +25%. Siamo fiduciosi, potremmo anche chiudere il 2017 sopra l’attuale percentuale».

 

Recentemente avete anche traslocato

«Ci siamo spostati – assieme ad AdGlow, nostro storico partner nella social adv – in una nuova prestigiosa sede al centro di Milano per guadagnare nuovi spazi».

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