Francesco Lattanzio | 5 settembre 2017
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Google fa un altro passo verso l’app streaming (e verso il monopolio mobile) con “Streaming Updates”

Google continua ad alimentare il fervore della sua divisione dedicata a rivoluzionare il mondo delle app. Già da un paio d’anni, a Mountain View si lavora sulla convergenza tra browsing e applicazioni attraverso iniziative come le Progressive Web App e le Instant App. Le ambizioni di Big G stanno spingendo il colosso ad espandere il proprio dominio anche sul territorio delle app – oltre alla search (97.07% market share mobile e 81.62% su desktop), ai sistemi operativi mobile (87.7% di penetrazione globale), alle email (il segmento webmail è guidato da Gmail con il 21% del market share a giugno ’17 e oltre 1 miliardo di utenti al mese), alla raccolta pubblicitaria digital e mobile (a livello mondiale), al browsing (Chrome utilizzato dal 54% degli utenti worldwide) e alla proposta video con Youtube (1 miliardo di ore di filmati guardati giornalmente sulla piattaforma). Ma non inteso come tempo speso sui diversi titoli scaricabili all’interno del Play Store, anche perché tra le 10 app più utilizzate globalmente (dic 2016, fonte comScore), 7 sono già a marchio Google. Vuole, piuttosto, prendere il controllo del territorio su cui le app girano.

 

Google e il dominio del mercato degli smartphone

Nel primo trimestre del 2017, a livello mondiale, l’86.1% degli smartphone venduti montava Android, seguito a lunga distanza da Apple (13.7%, dati Gartner), segnando una percentuale inferiore rispetto alla sua quota di mercato generale nel segmento (87.7%, dati Gartner). Circa un telefono su 9, nel mondo, funziona grazie al sistema operativo di Google. In Italia, nello specifico, Android è utilizzato dal 73,5% dei possessori di smartphone, contro il 18,7% (dati presentati a IFA 2017) che usa iOS. In qualche modo, dunque, il device su cui girano le app è già in controllo di Mountain View.

 

Il mercato delle app

Nonostante questo restano i problemi nell’utilizzo delle app sul dispositivo, spesso causati dalla capacità della memoria dello stesso. Permettere un utilizzo “in streaming” delle app risolverebbe le sabbie mobili che intrappolano quel 51% degli utenti nella triste statistica di 0 nuovi download al mese, offrendo allo stesso tempo la piattaforma (Chrome) e la tecnologia su cui fare vivere questa nuova modalità di fruizione. Un passaggio, dunque, dal dominio al controllo del mercato delle app (o a entrambi allo stesso tempo).

 

Streaming Updates: aggiornamento delle app senza avere memoria disponibile

Alle Progressive Web App e alle Instant App si aggiungono ora gli “Streaming Updates”, ovvero la capacità della versione Android 8.0 di aggiornare le app anche a memoria piena, utilizzando una partizione del sistema (che ospiterà i metadata necessari, ci sarà bisogno di appena 100 kb di memoria liberi) per gli update delle app in streaming. Se questo sistema venisse allargato all’app store e al browser per l’apertura di intere app in streaming potrebbe dare vita a un nuovo modo di vivere la rete da mobile, attraverso un utilizzo “mordi e fuggi” e molto più rapido delle app stesse. Un sito mobile potrebbe apparire dunque come una vera e propria app, mantenendo la capacità di accumulare dati sui consumatori.

 

Le due facce della medaglia

Se dal punto di vista del consumatore avere a che fare con la stessa azienda per tutto ciò che riguarda il mobile (sistema operativo, strumenti, browser e tecnologie) può rappresentare un vantaggio, specialmente nel costo di apprendimento e nella fluidità d’integrazione tra prodotti sviluppati dalla stessa azienda, per il mercato digitale – pubblicitario e tecnologico – si va delineando una situazione in cui Google potrebbe ottenere una leadership ancora più marcata, detenendo il possesso di un oceano di dati relativi a qualsiasi attività svolta dall’utente sul dispositivo e delle tecnologie capaci di raggiungere un enorme numero di consumatori in modalità iper-profilata. Sarà la comodità a vincere il braccio di ferro con un mercato la cui competitività è già a forte rischio? E quale sarà il prezzo da pagare?

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