Francesco Lattanzio | 9 maggio 2017
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IBM al Festival of Media: “L’AI cambierà tutto e non si tornerà più indietro”

 

Il digital sta cambiando il modo in cui le company interagiscono con i consumatori e l’avvento dell’AI è stato un grande catalizzatore di quest’ultimo. La customer experience è sempre più il riferimento principale delle aziende, che cercano di mettere l’utente a suo agio nel percorso all’interno delle sue property virtuali. D’altro canto, però, la customer expectation diventa sempre più alta, quanto più si alza la qualità dell’advertising e dei siti che frequentano gli user.

“L’ultima migliore esperienza che ognuno ha avuto da qualsiasi parte diventa la pretesa minima in qualsiasi altra destinazione”, sentenzia Hugo Pinto, Innovation Officer COC di IBM durante il Festival of Media di Roma. L’AI diventa un supporto fondamentale per alzare il livello di qualità dell’esperienza utente, “è capace per esempio di suggerire cosa succede al footfall se fuori piove, e che ricadute ci saranno sugli acquisti nel negozio fisico”, continua.

AI sempre più human aware

Quando si parla di intelligenza artificiale, spesso salta alla mente la spaventosa immagine dell’inserviente robotico che segue il padrone. In realtà, questi particolari algoritmi possono svolgere compiti anche complessi, imparando dalle esperienze e diventando sempre più human aware. Watson, il prodotto di IBM che sta raggiungendo una diffusione capillare tra chi ha scelto di utilizzare questo tipo di tecnologia, non è altro che un set di capabilities: “processa informazioni che inserisco e le interpreta, generando poi una reazione. Questo, alla fine, è la scomposizione dell’intelligenza umana”, spiega Pinto.

Al suo interno, perché sia uno strumento il più raffinato possibile, sono state inserite specifiche che spesso creano incertezza nella robotica. Il “Tone Analyser – ad esempio – è una decomposizione dei trigger emotivi nascosti dietro alla maniera di pronunciare una certa frase”, o in altre parole l’analisi del tono di voce; “il Personality Insight è l’estrazione e l’analisi di uno spettro di attributi personali utili a capire gli actional insight”, uno strumento che compila un riassunto della personalità sotto forma di un testo che esprime i comportamenti e i fondamenti sulla quale l’utente prende decisioni.

A cosa servono tutti questi strumenti? Possono avere molteplici utilizzi, per esempio l’analisi di una campagna pubblicitaria, il suggerimento degli insight da tenere in maggiore considerazione, il modo di parlare ai consumatori. Ricavare queste informazioni “è molto facile. Basta porre le domande, con un linguaggio naturale (lo stesso che si userebbe con un collega umano), a un tool che attiva il marketing assistant Lucy, presentato per la prima volta sul palco del Festival of Media. Le risposte restituite saranno basate sull’analisi dei dati di prima o terza parte. Lucy è capace anche di generare segmenti, mettendo insieme qualunque tipo di dato, sia esso proveniente da social, siti o app, e permettendo la costruzione di messaggi altamente personalizzati”, afferma Pinto.

La raccolta dei dati continua a crescere per mole e precisione, ma molti di questi non sono strutturati. I problemi nella loro interpretazione rendono difficile consegnargli un’utilità. “L’AI ha grandi potenzialità nel digerire tutti questi dati e farli entrare in un’analisi più completa e immediata. L’AI o Artificial Intelligence cambierà tutto, e non si tornerà più indietro”, conclude.

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