Francesco Lattanzio | 13 novembre 2017
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La digital industry affronta le sfide di AI e GDPR: minacce o opportunità?

Le novità, quando escono dal laboratorio per arrivare alle orecchie delle masse, generano un misto di entusiasmo e timore. Siano esse tecnologiche o giuridiche, nascondono prospettive rosee e insidie che è molto difficile notare in coppia. Questa condizione crea, a volte, un certo nervosismo che spaventa le aziende e ne rallenta l’utilizzo. Durante l’Upgrade Mobile Summit è stato fatto uno screening di due grandi temi contemporanei come l’Artificial Intelligence e la General Data Protection Regulation, la prima utilizzata da molte aziende e indicata l’elemento chiave di una (possibile) prossima rivoluzione del marketing e la seconda come un’imposizione istituzionale comportamentale che sembra più una corsa contro il tempo. Il cambiamento è sempre approcciato con timore, ma se interpretato positivamente nasconde enormi opportunità.

 

Artificial Intelligence, la tecnologia che aiuta l’uomo nell’analisi produttiva

Il mercato sta cambiando, esponenzialmente. Di conseguenza, dunque, cambiano le tecnologie utilizzate e quelle di successo. Ora è la piattaforma a fare la differenza: «Facebook è un media senza contenuti, Alibaba un marketplace senza merce, Uber una società di taxi senza taxi», ha detto Alessio Semoli, founder e presidente di Prana Ventures, sul palco dell’Upgrade Mobile Summit.

Sull’uscio, pronte a bussare, ci sono tecnologie come il 5G e i computer quantici, ma ora è il momento dell’intelligenza artificiale. L’ostacolo più grande che incontra è la paura di essere “sostituiti” dalle macchine, «ma in realtà si arriverà alla collaborazione tra uomo e tecnologia».

Ma cos’è questa tanto decantata AI? «È importante distinguere l’Artificial Intelligence – l’abilità di alcune macchine di ragionare come umani – dal Machine Learning – l’abilità di imparare da sé, senza essere programmate – e dal Deep Learning – la costituzione di simil-reti neurali, capaci di riconoscere le cose che le stanno attorno», dichiara Semoli.

L’artificial intelligence sta penetrando noi prodotti di consumo, «basti pensare ai vocal assistant, contenuti anche negli smartphone», e in diverse industry, come l’editoria, l’automotive, la medicina e l’ecommerce. Oltre che nell’advertising. «Sono tecnologie in grado di sentire, e quindi percepire informazioni, comprendere, dunque elaborarle, e agire, applicando i risultati», spiega ancora Semoli. In questo modo, le macchine sono in grado di aiutare l’uomo nell’analisi predittiva.

Dunque, qual è il valore dell’AI? «Potenziare le capacità umane, migliorare l’accuratezza delle previsioni, velocizzare i processi, risolvere problemi complessi velocemente, testare innumerevoli combinazioni per trovare quella corretta, incrementare la produttività, ridurre sensibilmente i costi, permettere di essere attivi 24 ore al giorno e multilingua».

«Stiamo insegnando alle macchine a sbagliare per imparare, ma noi abbiamo smesso di sbagliare in nome dell’efficienza», conclude.

 

GDPR: ecco come prepararsi

L’Unione Europea ha preparato il nuovo regolamento per la protezione dei dati relativi agli utenti online. Sarà attiva dal 25 maggio 2018, e le aziende che non la rispetteranno, andranno incontro ad aspre sanzioni. «L’intento dell’UE è quello di creare un mercato comune dei dati, un flusso di dati solido che potrebbe, secondo gli studi che loro stessi hanno condotto, un aumento del PIL da 8 miliardi di euro l’anno a livello continentale», afferma Deborah Paracchini, avvocato dello studio Rödl & Partner, durante l’Upgrade Mobile Summit. Non solo, uno degli scopi della normativa è regolamentare le attività dei player internazionali sul territorio europeo, infatti le regole saranno applicate a chiunque faccia business sul suolo continentale, indipendentemente dalla locazione della sede delle aziende.

Lo stesso Garante della privacy italiano, Antonello Soro, ha messo in guardia gli OTT durante l’evento PrivacyItalia, ha infatti dichiarato: “Gli operatori che raccolgono dati e vendono servizi e pubblicità, anche quelli extraeuropei come gli ‘Over the top’, oggi si sentono non obbligati a rispettare le norme del nostro Paese, ma dal prossimo 25 maggio questo non sarà più possibile”, Non ci saranno più parti dell’Europa in cui i grandi operatori internazionali potranno avere il loro stabilimento principale per godere di un trattamento differenziato rispetto a quello, ad esempio, della Germania o dell’Italia”.

La nuova direttiva propone una rivoluzione culturale, «da forma, ovvero l’attuazione di quanto dice la legge, a sostanza, dunque l’esecuzione di ciò che il titolare d’azienda ritiene opportuno. Non bisogna più fare il minimo richiesto dalla legge, ma il massimo, e la capacità di dimostrare il proprio impegno e l’efficacia delle misure prese è un requisito necessario», spiega ancora Paracchini.

Il percorso di adeguamento parte dall’accountability, ovvero un piano di misure di sicurezza impostato dal titolare. Si sviluppa poi attraverso l’assessment, che si divide in analisi del rischio – la valutazione del livello di sicurezza del sistema di protezione dati – e analisi d’impatto – la valutazione dell’impatto dei trattamenti effettuati sulla protezione dei dati. Il passo successivo è la remediation, ovvero l’individuazione di rimedi ai problemi emersi dall’assessment, e l’implementation, l’introduzione di queste misure nel sistema. Solo dopo aver conseguito tutti i punti è possibile ricevere le certificazioni. I tempi per percorrere tutte queste tappe si aggirano intorno ai 6 mesi.

Ci sono 7 ragioni per aderire al GDPR: evitare le sanzioni, che arrivano fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato annuale globale della società, sfruttare il valore economico dei big data, efficientare i processi di business, vantaggi reputazionali e competitivi, valore etico, fiducia dei clienti, fiducia degli utenti.

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