Francesco Lattanzio | 19 giugno 2017
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Cannes Lions: l’Artificial Intelligence non può sostituire la creatività, ma può essere utile per potenziarla

L’intelligenza artificiale può essere usata efficacemente come motore della creatività. E lo sa bene Adobe, che ha di recente lanciato una tecnologia destinata a cambiare le regole del gioco. Si chiama Adobe Sensei e sfrutta miliardi di contenuti e dati – da immagini ad alta risoluzione fino ai clic dei clienti – in un framework che unisce intelligenza artificiale e apprendimento automatico. Dall’abbinamento di immagini selezionate tra milioni di risorse, alla capacità di comprendere il significato e il sentiment di un testo, fino al targeting mirato di importanti segmenti di pubblico. Il valore di questa innovazione, o sarebbe meglio definirla rivoluzione, è stato l’oggetto dell’intervento di Chris Duffey, senior strategic development manager Creative Cloud di Adobe. L’AI è considerata un’invenzione al pari dell’elettricità, con lo stesso impatto sui cambiamenti del mondo e per le persone, dove le persone hanno il ruolo chiave, ossia quello di utilizzarla. “L’AI mangia dati a colazione ma per guidare la creatività serve l’immaginazione, la vera intelligenza è l’immaginazione”,  spiega Duffey ad una folla di curiosi accorsi ai Cannes Lions 2017. L’AI, secondo lui è senza dubbio il futuro della creatività ed è la chiave di volta per andare più a fondo in un contesto e potenziare la digital experience degli utenti. “Oggi l’AI può essere considerata come un intelligence assistant che può aiutarci a fare qualcosa meglio di come la faremmo da soli, come aumentare la nostra produttività. L’uomo ha sempre avuto bisogno di assistenti intelligenti, ve ne sono esempi sin dall’antichità come i piccioni viaggiatori”, continua il carismatico speaker. AI, machine learnign, deep learning stanno trasformando come creiamo e cosa creiamo compresi i risultati che si possono ottenere in termini di efficacia, efficienza e potenziamento degli stessi. “Però l’intelligenza artificiale bisogna usarla, non esiste un modo giusto o sbagliato, bisogna sperimentare” conclude.

 

Uomo, Macchina e arte: IBM Watson e Alex Da Kid

La creatività è sempre stata unicamente umana. Ma oggi, i pensatori creativi esaltano sempre di più le opportunità di creazione e innovazione offerte da sistemi cognitivi come IBM Watson. In un panel dedicato proprio all’uso artistico dell’intelligenza artificiale, Bob Lord, chief digital officer di IBM, ha spiegato come i professionisti creativi stanno sfruttando i massicci data lake provenienti, ad esempio, da conversazioni sui social, immagini, video, suoni, colori, sapori e altro per estendere il proprio talento e esplorare aree che non sono state possibili fino ad oggi in assenza di raffinati sistemi cognitivi. Volatilità, incertezza, complessità sono le parole che descrivono l’industry, oggi, ma anche la cultura che ha bisogno di stimoli sempre nuovi. “Viviamo in una cognitive era, dove i computer possono realmente imparare, un era programmabile. Watson, ad esempio, può comprendere sia domande che risposte molto complesse, e ogni settore può trovare giovamento dal suo supporto”, spiega Lord. Naturalmente in questi è incluso il settore creativo e a IBM piace considerare Watson come come una “musa ispiratrice” per i creativi di tutte le estrazioni. Per dimostrarlo si è unito a lui sul palco dei Cannes Lions il premiatissimo produttore musicale Alex Da Kid, Founder and CEO di KIDinaKORNER che ha collaborato con IBM Watson per scrivere una canzone la quale ha avuto un enorme successo. “Con l’AI nessuna creatività può essere considerata finita ma si evolve e cambia insieme al mondo” ha spiegato al pubblico l’eccentrico artista.

 

Artificial Intelligence: supporto, non sostituzione

Ci sono due categorie di aiuto che l’Artificial Intelligence può offrire al lavoro di un’agenzia. Il primo è prettamente tecnico e consiste nella personalizzazione di alcuni elementi sulle preferenze dell’utente, oppure nella post produzione di un video. “L’AI aiuta, ad esemio, ad adattare l’interfaccia all’utente o a rendere particolari le esperienze di fruizione su un sito”, dice Jean Lin, ceo di Isobar. “L’automazione può sottrarre all’uomo una serie di lvori ripetitivi e permettergli di dedicare più tempo alla creatività. Noi stiamo sviluppando strumenti di AI capaci di fare report di eventi sportivi, come veri e propri giornalisti, o di aggiungere effetti, scegliere lo stile e fare post produzione di filmati”, spiega invece Wei Liu, head of AI Lab di Tencent. I dati “sono la benzina dell’AI, ma questa serve ad attivare la creatività”, dice Lin, non rappresenta un meccanismo autonomo. “Quando l’AI vince le partite contro i campioni mondiali di Go, sicuramente non prova piacere nel giocare. Esiste una componente emotiva. Per questo AI e uomo devono collaborare. Il potere dell’empatia è una cosa non può essere automatizzata o data in outsourcin”, conclude Lin. Il rapporto tra uomo e AI, dunque, non può consistere nel delegare. Piuttosto nel collaborare.

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