Francesco Lattanzio | 3 ottobre 2017
EVENTI

SingularityU, Diego Gil Hermida: “Il format dell’evento non è fisso. I contenuti sono decisi coi partner di ogni country”

La Singularity University ha fatto il giro del mondo partendo dalla Silicon Valley e portando in 16 Paesi un nuovo concetto di innovazione. Dal 2008 la comunità globale di formazione, nata nel centro di ricerca NASA a Mountain View e promossa da innovatori e influencer provenienti da ogni angolo della terra, diffonde la “singolarità” e le teorie legate all’applicazione delle tecnologie esponenziali. Dopo 9 anni SU abbraccia per la prima volta anche l’Italia, attraverso l’evento SingularityU Italy Summit 2017, ospitato lo scorso 26 settembre presso il Centro Congressi Stella Polare di Rho- Fiera. Una finestra sul futuro che tocca ambiti diversi, proponendo un punto di vista originale su pratiche e teorie capaci di migliorare la qualità della vita personale quotidiana, della comunità e dell’ambiente lavorativo. Abbiamo provato a sviscerare le idee alla base della due-giorni con Diego Gil Hermida, MD di SingularityU Italy Summit.

 

Quando è nato e come si compone l’evento?

Il Summit nasce negli Stati Uniti 10 anni fa, ma è approdato quest’anno, per la prima volta, sul territorio Italiano. È un evento che non si propone di replicare il medesimo format ovunque, ma vuole creare appuntamenti mirati e adeguati alle specificità dei mercati nazionali in cui i Summit hanno luogo. Tutti i contenuti vengono condivisi e messi a punto insieme ai partner locali.

 

Su quali temi avete deciso di fare leva quest’anno?

Abbiamo scelto di spingere molto sull’innovazione: per noi è importante che si capisca come “innovare” sia un aspetto fondamentale sia per il business sia per la vita quotidiana. Le B-Corp, la tecnologia e il suo futuro, le smart city e la blockchain sono solo alcuni degli argomenti principali che abbiamo portato sul palco quest’anno e che, in vario modo, interessano la vita della comunità come delle aziende.

 

Dato il focus sulla tecnologia, com’è cambiato il modo di organizzare un evento del genere nei 10 anni in cui ricopre il suo ruolo?

Sono 9 anni che organizzo eventi. In passato ho venduto 2000 biglietti utilizzando un mix di posta tradizionale, materiali tipografici ed elenco telefonico. Ora le attività sull’ultimo chilometro restano simili, ma l’online offre una marcia in più, permettendo di originare leads e, al contempo, contribuendo a costruire gli strumenti per ricontattare gli interessati. Il processo d’acquisto parte quindi dal digitale e finisce nella classica modalità one-to-one. A livello contenutistico, le persone apprezzano particolarmente che a salire sul palco siano speaker in grado di mettere in pratica e tradurre concretamente le teorie che presentano, piuttosto che assistere agli interventi di teorici puri e accademici.

 

L’evento ha un chiaro carattere futuristico. Le audience riescono a tradurre ciò che sentono in linee guida da applicare in azienda?

Bisogna lavorare per uscire dal “problema del giorno dopo”. Dopo i convegni le persone solitamente rientrano in azienda e fanno fatica ad applicare quello che hanno ascoltato e imparato. La soluzione che vogliamo mettere in pratica è l’istituzione di workshop continuativi, che mostrino come sviluppare e tradurre in processi concreti ciò che si è appreso dal punto di vista teorico. Molta differenza la fa anche l’entusiasmo con cui gli speaker consegnano il messaggio durante i loro interventi. La scelta condivisa e la loro competenza sono ottimi driver per trasmettere i concetti con efficacia.

 

Com’è andata la prima edizione italiana? È soddisfatto dell’affluenza?

Il numero zero di SingularityU Italy Summit è andato decisamente bene. L’affluenza è stata molto alta, abbiamo riempito il Centro Congressi Stella Polare. E’ anche per ragioni di spazio che per l’edizione del prossimo anno stiamo pensando di spostarci al MiCo Fiera-Milano.

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