Anna Maria Ciardullo | 14 giugno 2017
EVENTI

Social Media Marketing Day 2017: quali sono i trend della digital communication?

Si è tenuto oggi a Milano il “Social Media Marketing Day”, l’evento B2B dedicato al Social Media Marketing e alla Digital Communication per aziende, professionisti, associazioni e PA giunto alla sua quinta edizione. Gli interventi della giornata in una sessione plenaria, accessibile anche via streaming ha visto susseguirsi 16 Speaker, intervenuti per spiegare tecniche, condividere progetti, esperienze, competenze e cultura sui Social Media e sul Digital marketing a 360 gradi. Tra gli ospiti invitati a portare la propria esperienza sul palco del Auditorium Renzo Piano presso la sede de il Sole24Ore, il direttore dell’agenzia Ansa, Luigi Contu, il direttore della comunicazione di Confcommercio, Sergio De Luca, poi Massimo Chieruzzi, Ceo di AdEspresso, Francesco Piccinini direttore di FanPage.it e il country manager di BlaBlaCar Andrea Saviane.

Il focus di quest’anno si è concentrato su due temi piuttosto caldi nel mondo dei social media: i video ed il live streaming, con l’innesto sempre più delicato del tema dell’autorevolezza, di fondamentale importanza in un periodo in cui vi è crescente confusione su fake news e distribuzione di contenuti non verificati.

Ad aprire i lavori è intervenuto Andrea Albanese – Ceo di Web Marketing Manager esperto di social media – Digital Communication Advisor e ideatore della kermesse, che ha illustrato i trend, le criticità e le opportunità più attuali che stanno caratterizzando e che caratterizzeranno l’universo social nel 2017/18.

«Oggi è importante e inevitabile puntare sui social media se si è un brand consumer o B2B, perché con quasi 2 miliardi di persone al mondo su Facebook come pensiamo di poter prescindere dall’investire in questo settore?”, commenta Albanese. “In Italia trascorriamo più di 2 ore e mezza al giorno su smartphone, prevalentemente su social e chat apps, e quando guardiamo la tv la sera spesso abbiamo il cellulare in mano. È importante comprendere i numeri che stanno dietro al fenomeno social, non è destinato a finire presto e ha impatti potenti su tutto il mondo economico, politico, sociale e istituzionale».

Influencer o fannulloni?

Una delle prime criticità emerse nelle dinamiche sottostanti ai social media e alla digital communication è senza dubbio il ruolo degli influencer. Facebook, ad esempio, sta fabbricando un esercito di influencer sulla sola base del tempo che trascorrono online e dei like che riescono ad ottenere, in sostanza, esperti di nulla che sono seguiti sul web, anche da ampissime audience talvolta, solo perché non avevano niente di meglio da fare. I migliori influencer del momento, del resto, sono tutti personaggi di questo genere e non appartangono ad una qualche élite di pensiero che ha studiato e maturato un’esperienza tale in un determinato settore tanto da poter esprimere in modo autorevole il proprio sapere e la propria opinione.

Facebook contro tutti

Su Facebook, attualmente, si potrebbe scrivere un libro. Ha le mani in pasta in ogni singola area dell’ecosistema digitale, dall’informazione agli user generated content, dalla pubblicità al video e chi più ne ha più ne metta. Ma questo monopolio, che sta devastando l’ecosistema stesso, soprattutto in tema di informazione, non può reggere a lungo. Lo scontento è alto e gli scandali si susseguono uno dopo l’altro rendendo la piattaforma di Zuckerberg una vera e propria bomba a orologeria. Le aziende che puntano tutto su questo media dovrebbero iniziare a pianificare anche un piano B, in caso domani il fenomeno dovesse improvvisamente sfumare. «Anche se ha molto potere ed è uno strumento molto potente, resta qualcosa di temporaneo che è destinato a finire».

Etica e valore

Le persone tendono sempre di più a farsi ambassador dei brand che hanno un impegno sociale. La parola d’ordine, infatti, è CSR o corporate social responsability. Le aziende con un qualche impegno sociale attirano le persone che vogliono sempre più sposare cause e fare propri determinati valori. Soprattutto in un contesto dove tutto è pubblico e messo in piazza, le persone iniziano a rendersi conto che i like non bastano e che servono le relazioni sociali reali. Un nuovo trend, infatti, è senza dubbio quello della ricerca dell’azione oltre lo schermo e delle relazioni vere oltre il click.

Visibilità: gioie e dolori

Un altro trend che caratterizza il mondo social è un problema per coloro che puntano molto ad avere un seguito nutrito. Ottenerlo, insieme ad una visibilità organica, è diventato più complesso, poiché in un mondo affollato dove tutti comunicano, per farsi sentire non solo ci si deve distinguere, ma bisogna anche investire in denaro affinché Facebook posizioni i contenuti dove qualcuno possa vederli. Quindi, non solo più difficile ma anche piuttosto costoso.

Il buco formativo

Le competenze digitali scarseggiano. Questa è la realtà dei fatti. In Italia le università e i master non preparano e mancano le figure di riferimento adatte a guidare le nuove leve verso un uso consapevole degli strumenti messi a disposizione dalla rete e dai social. E’ mancato un ricambio generazionale adeguato che ha creato un vero e proprio buco formativo. Purtroppo, la competizione è globale e le aziende hanno urgente bisogno di acquisire expertise. Ben venga anche la “iper-specializzazione”, sapere come gestire una strategia digitale per il proprio settore è già abbastanza, meglio di una preparazione qualunquista che non porta al risultato.

Utenti disillusi

Quello che le persone cercano è la felicità e vogliono dare un senso alla vita. Queste due cose non le stanno trovando sui social network, sebbene questi strumenti abbiano cercato di vendere per anni questo ideale. La conseguenza è che lentamente gli utenti stanno perdendo interesse in questi strumenti. «E se la popolazione dei social si perde, con chi comunicheranno i brand?».

Videopolio

I video stanno sostituendo la navigazione. Ma non sono tutte rose e fiori. Il mondo video ha anche delle controindicazioni: scarsa interazione, nessun link tra un video e l’altro, aumento dei passaggi per raggiungere le pagine che interessano a partire da un video, per citarne alcuni. I video, oggi, sono come in uno stato primordiale di internet, non hanno raggiunto una piena evoluzione e non rendersi conto di questo potrebbe farci fare un grosso passo indietro. Nell’era dei social, tuttavia, i video sono la chiave della comunicazione online. Il “Live” sembra essere l’altra chiave di volta. Gli utenti dei video live guardano una durata 3 volte maggiore dei video preregistrati e ingaggiano 10 volte di più con commenti e condivisioni. Inoltre, si può ottenere un codice per programmare i live e farli trasmettere alle varie pagine nel momento più adatto mantenendo salda l’attenzione delle varie microcommunity quando più strategico. Un esempio molto interessante è stato il live del concerto di Ariana Grande, tributo alle vittime dell’attentato terroristico di Manchester, oltre 300mila persone collegate live hanno potuto seguire l’evento e dal video stesso fare una donazione in tempo reale, senza uscire dallo strumento, con un semplice click, per poi continuare a vedere il video. Un risultato straordinario che tradisce le opportunità di marketing che si nascondono dietro il live streaming e l’opportunità di coinvolgere e soddisfare le audience. Tuttavia, anche gli strumenti per il live, soprattutto lato mobile, hanno bisogno ancora di un po’ di rodaggio.

Salviamo i cinguettii

Perché è importante il futuro di Twitter? Perché è una piattaforma molto più libera e a differenza di Facebook, ad esempio, ha algoritmi molto più elementari. Inoltre, si basa sul contenuto, e la gente segue le altre persone sulla base della qualità di questi ultimi. Infine, rappresenta insieme a LinkedIn l’unica alternativa a Facebook. «Dobbiamo sperare che Twitter sopravviva” spiega Albanese».

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