Anna Maria Ciardullo | 20 giugno 2017
EVENTI

Umani e robot insieme per il futuro: ai Cannes Lions Ginger the Robot protagonista dell’Inspiration Stage

Bianco e arancio, dall’aspetto giocoso e buffo, alto quanto un soldo di cacio. Si chiama Ginger the robot e ha partecipato al festival della creatività dei Cannes Lions come illustre speaker in una sessione dal titolo: “ I dati possono renderti più divertente?”.

Ginger the robot è un robot attore e performer professionale che si è esibito in tutta Europa e in America, ed è abituato alle luci della ribalta. Oggi, gira il mondo anche per promuovere il “social robotic” e prende sempre in giro la sua amica, la dottoressa Heather Knight, Insieme a lui sul palco dei Cannes Lions, roboticista della Standford University. A moderare il divertentissimo panel insieme alla simpatica coppia, Chris Clarke, chief creative officer, International di DigitasLBi.

“Viviamo in un’era di grandi e continui cambiamenti tecnologici e si è diffusa la paura che i robot possano sostituire gli umani, rubare loro il lavoro e così via”, esordisce Clarke, “ma noi siamo qui per mostrarvi quanto il nostro lavoro sia affascinante i lati positivi di portare fattezze umane nella tecnologia”.

Interviene subito Eather, precisando che “sono gli schermi che vorrei sostituire con i robot, non le persone”.

Facciamo affidamento su dati per tutti i tipi di cose al giorno d’oggi. Determinano quali notizie consumiamo, quantificano le nostre amicizie, ci aiutano a navigare da A a B e potremmo continuare per ore. Ma la domanda è: i dati possono essere utilizzati per aiutarci a padroneggiare una delle abilità più misteriose e umane di tutti: far ridere le persone? E quali sono le implicazioni per i marchi e le agenzie? Chris, Heather e Ginger hanno provato a dare delle risposte, esplorando il ruolo dei dati per creare contenuti divertenti e coinvolgenti.

Ginger The Robot è l’esempio lampante di come la tecnologia possa essere carismatica, disruptive e anche divertente. Una dimostrazione di come la tecnologia possa essere molto più che semplicemente funzionale.

Ginger ha animato il pubblico intervenendo con battute e suoni strani durante la conferenza, interagendo con la sua creatrice con botta e risposta ironici e poi ha iniziato un vero e proprio show “Guardate come mi alzo in piedi, è facile per un robot”, invitando il pubblico a fare degli esercizi con le braccia, ad alzarsi e poi a sedersi nuovamente, coinvolgendoli in modo irresistibile.  “Ora desidero che mi lanciate tutti i vostri cellulari, ma no dai sto scherzando”, ha continuato il buffo droide e per concludere il suo divertente teatrino ha addirittura allietato il pubblico con una danza ispirata ai combattenti orientali con mosse in stile Thai Chi.

L’efficienza non è l’unico obiettivo interessante della tecnologia, ma ci possono essere anche sfumature più empatiche, più legate alla relazione che alla funzione. Naturalmente, una cosa non esclude l’altra, ma i bisogni dell’uomo sono ampi e incontrarli in modi nuovi può avere risvolti molto interessanti.

“L’efficienza non è l’opposto dell’umanità, c’è molta paura che le macchine possano pensare come le persone ma, onestamente, io sono molto più spaventata dalle persone che dai robot”, spiega Eather.

Le domande etiche sono importanti, l’etica degli algoritmi è una materia che ha senso di esistere perché probabilmente nei prossimi 20 anni vedremo davvero un enorme impatto anche emozionale dovuto all’uso dell’AI. “E’ importante che queste domande vengano fugate attraverso lo storytelling” continua la dottoressa dei robot, “affinché le persone riescano a capire davvero come funziona, che soprese ci riserva la robotica e i sensazionali contributi che questa può portare alla nostra vita non solo in termini di funzionalità”.

Bisogna iniziare a pensare a nuovi termini da associare alla tecnologia: creatività, divertimento, intrattenimento.

“La cosa importante da chiarire è molto semplice, la tecnologia può e deve essere usata per scopi positivi e anche frivoli in un certo senso, ma non sostituirà mai le relazioni umane, semmai potrebbe diventare un mezzo per connettere le persone ancora meglio e dargli nuove opportunità di sperimentazione”, conclude Clarke. “La tecnologia oggi manca di capacità sociali ma siamo pronti a colmare questo gap”.

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