Francesco Lattanzio | 11 dicembre 2017
MEDIA

Broadcaster e OTT continuano a investire sui video long-form, a scapito degli shot-form

I contenuti originali sono stati il cavallo di battaglia di quelle grandi aziende che ora dominano il mondo del video streaming. Netflix e Amazon, con i loro investimenti miliardari, hanno tracciato una strada che poi è stata battuta da molti broadcaster e over the top che hanno deciso di puntare sui long form. La qualità raggiunta è addirittura sufficiente a permettere ad alcuni di questi player digitali di vincere premi come Oscar e Emmy. Gli short form, invece, stanno subendo una flessione in fatto di interesse, con un numero sempre più grande di piattaforme di streaming di alto profilo, pronte a spegnere o ridurre gli investimenti su questi prodotti.

 

Ecco chi ritira gli investimenti

Nello scorso inverno, per esempio, NBCUniversal ha chiuso le porte di Seeso, il suo servizio di streaming a pagamento dedicato a contenuti comici di medio e lungo formato. Allo stesso modo, Fullscreen ha annunciato durante il mese scorso la decisione di voler accantonare il suo streaming service in abbonamento, seguendo ciò che ha fatto Comcast con Watchable, il dietrofront di Spotify che aveva dichiarato di voler puntare su serie video autoprodotte, e Go90 di Verizon, che sta ripensando alla sua strategia in conseguenza al ridimensionamento degli investimenti.

 

Facebook continua a investire sugli short form

I gorgoglii che si sono creati nell’ecosistema hanno complicato la posizione di video producer, digital studios ed editori, prima in grado di guadagnare dalle piattaforme che puntavano su contenuti esclusivi e ora incastrati nell’incertezza sui futuri acquirenti per l’anno prossimo e i successivi. “L’unica company che sta acquistando short form in grande quantità ad oggi è Facebook”, dice un executive di un digital studio che ha venduto format a Facebook e GO90.

“Nel mercato degli acquirenti dei contenuti short-form non c’è quasi più nessuno di quelli che c’erano due anni fa. Redbull, Comcast, Verizon e gli altri hanno fatto un passo indietro o hanno ripensato il proprio ruolo nei video short-form”, spiega Eric Korsh, president of Mashable Studios.

 

Dagli short ai long form

La larga maggioranza del mercato dei video digitali originali, negli USA, è nelle mani di Facebook, Youtube Red e Go90. I restanti buyer sono piccoli e si riferiscono a video player di nicchia che ogni tanto comprano qualche video, ma non fanno acquisti consistenti, specialmente per quanto riguarda le web serie.

Le tre piattaforme guida, si stanno spostando dagli short ai long-form: Facebook ha appena finanziato Watch, Youtube sta investendo tra i 500 mila dollari e il milione (ad episodio) in progetti originali che abbiano la qualità offerta dalla televisione, Go90 ha inserito nel proprio team Chris Castallo, precedentemente executeve di CBS, come head of development, portando in casa una importante knowledge sugli show più lunghi. Verizon ha speso molto nella produzione di format diretti da talenti digitali e nella distribuzione di questi attraverso la sua piattaforma di streaming, ma le audience non hanno reagito come ci si aspettava. Un cambio di direzione verso contenuti più “televisivi”, sembra quindi nell’aria.

 

L’effetto TV

Se i programmi più corti stanno finendo nell’angolo, i budget per quelli lunghi non sembrano in discussione. Netflix, Amazon, Hulu, Apple, Facebook e Youtube sono tutti buyer importanti di contenuti long-form, considerati un mezzo per raggiungere una premiumness più vicina a quella di molti programmi televisivi che a quella delle video platform online. Netflix investirà 8 miliardi di dollari in contenuti l’anno prossimo. Amazon ha messo sul piatto 250 milioni per comprare i diritti del Signore degli Anelli e ora vuole sviluppare una serie di alto profilo che costerà ulteriori milioni e si prolungherà per più stagioni. Hulu mira alla qualità della tv via cavo sull’onda della sua ultima produzione “The Handmaid’s Tale” (in Italia si chiama “Il racconto dell’ancella”), che ha portato a casa un Emmy. Apple, nuova nell’ambiente, ha un budget di un miliardo di dollari e due TV executive per lavorare sulle sue ambizioni contenutistiche. Facebook e Youtube stanno costruendo i rispettivi budget. “Questi player non pensano in ottica digitale, ma in ottica televisiva. A Netflix non interessa produrre contenuti meno costosi degli altri. Competono con Game of Thrones; per loro va bene spendere 15 milioni di dollari per episodio se ce n’è bisogno”, dice a Digiday un executive televisivo. Manca però, tra i produttori digitali, l’esperienza e la maestria richieste per affrontare la costruzione di uno show televisivo.

“Stiamo vivendo un momento di ricalibramento, valutando cosa funziona e cosa no. Ma i contenuti premium, short form, originali e di alta qualità non scompariranno di certo. Con una maggior competizione nell’ecosistema video OTT, i supplier di questo tipo di video giocheranno un ruolo sempre più critico”, afferma Peter Csathy, founder di Creatv Media.

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