Giacomo Broggi | 5 dicembre 2017
MEDIA

Il New York Times mette mano al paywall per attrarre nuovi abbonati

A cinque anni dal lancio, il New York Times ha deciso di mettere mano per la prima volta sul paywall. nel tentativo di accelerare la crescita delle sottoscrizioni digitali. Da venerdì scorso, infatti, chi non è abbonato potrà leggere solo cinque articoli – in precedenza erano dieci – prima di ricevere un messaggio dall’editore con cui si invita l’utente a pagare per avere accesso agli articoli. La formula base per abbonarsi al NYT costa 15 dollari per quattro settimane, spiega Bloomberg.

 

Una strategia che sta pagando

La traiettoria delle sottoscrizioni al NYT nell’ultimo periodo è stata molto positiva: a settembre l’incremento è stato del 60% per un totale di 2,5 milioni di abbonati. La volontà del publisher è puntare sulla massima qualità delle notizie per spingere le persone a pagare la fruizione delle stesse, in un panorama internet dominato da una fortissima concorrenza, con gli utenti poco propensi a sborsare denaro. “Pensiamo ci siano le migliori condizioni di sempre per dimostrare alla gente che il giornalismo di alta qualità è qualcosa che va pagato”, ha dichiarato Meredith Kopit Levien,  vice presidente esecutivo e amministratore delegato dell’editore.

 

Nuove forme di monetizzazione

Il contesto attuale, come tutti sanno, vede Facebook e Google erodere il controllo dei contenuti da sempre in mano ai publisher, che sono impegnati a slegarsi dalla raccolta pubblicitaria come unica fonte di guadagno. Ecco perché il NYT, ma anche in Italia il Corriere della Sera e la Repubblica, stanno cercando di convincere le persone a pagare per consumare contenuti in rete. Una indagine di 2b research, presentata di recente all’A-Day di 4w Marketplace, dà però poche speranze agli editori italiani in questo senso: solo il 7% del campione, infatti, si è detto disposto a pagare per accedere a contenuti informativi online.

 

Il business del New York Times

Il business advertising dell’editore americano è cresciuto dell’11% nel trimestre conclusosi a settembre, mentre il crollo su carta è stato del 20%. Bene invece gli abbonamenti digitali, con 154.000 nuove sottoscrizioni nello stesso periodo, il 14% year over year. Su questo dato, pare quasi un controsenso, pesa positivamente la presidenza Trump, con molti lettori che hanno scelto il NYT per informarsi sull’attività del capo degli Stati Uniti.

 

Impatto minimo

È lecito attendersi che, con questo cambio, il New York Times registri un sensibile calo del traffico e dei relativi introiti pubblicitari. Meredith Kopit Levien è convinta che l’impatto sarà minimo. Questo perché gran parte delle pagine del sito sono fruite da abbonati. In America sono molti gli editori che hanno deciso di rafforzare i metodi di paywall o di chiedere qualcosa in cambio. È il caso del Washington Post, che per permettere di navigare liberamente sul sito richiede di iscriversi alla sua newsletter giornaliera. Il Wall Street Journal ha impedito di accedere ai suoi articoli tramite Google, riuscendo così a generare nuovi abbonamenti, ma perdendo quote di traffico.

 

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