Francesco Lattanzio | 28 aprile 2016
MEDIA | SCENARI

I social network trasmettono lo sport in diretta. Quale sarà il ruolo dei broadcaster tradizionali?

Lo sport rappresenta uno dei più diffusi interessi popolari. Non sorprende dunque che i social network, per natura aggregatori sociali, abbiano puntato gli occhi sulla diretta streaming in-platform di NFL, MLB e basket. Come tutti gli esperimenti, anche questo parte dal territorio più familiare, gli Stati Uniti, culla di Facebook, Twitter e Yahoo. Proprio le società che si sono contese i diritti per la trasmissione delle partite del giovedì del football americano e per alcuni match della massima serie del baseball statunitense. L’accordo tra NFL e Twitter è già stato sottoscritto, Yahoo ha annunciato che manderà “in onda” il basket e Facebook continua a lavorare su alcuni piani per le dirette sportive. Un vero colpo per questi colossi, che darà ulteriore impulso al live streaming e di conseguenza all’affluenza sulle piattaforme. Ma in che situazione getterà i broadcaster?

Nel futuro più imminente i social media non rimpiazzeranno i canali tradizionali ma ricopriranno un ruolo complementare, anche se la maggior parte dei broadcaster è consapevole del grande potere delle piattaforme digitali nello spingere i contenuti e divulgarli a larga scala, raggiungendo così grosse audience. Infatti tra i progetti degli operatori tradizionali ci sono partnership proprio con i social, tese a costruire un’immagine più innovativa dei loro canali di diffusione e a risolvere il problema relativo alla disparità tra investimenti per i contenuti e la decrescita degli spettatori. Sky e BBC, ad esempio, utilizzano già Facebook e Twitter per divulgare i contenuti speciali o i dietro le quinte, e questa logica sembra premiare i player di entrambi i canali.

Dal second al first screen

Guardando più in la, tutto sembra pronto allo “shift”. Secondo Adam Cahan, senior vice-president of video di Yahoo, è proprio la sua società a guidarlo attraverso contatti sempre più stretti con la Major League Baseball, che si aggiungono agli accordi già conclusi per lo streaming di basket, hockey su ghiaccio e golf. “L’obiettivo è creare abitudini attorno ai contenuti sportivi che trasmettiamo. La nostra offerta è complementare a quella dei broadcaster, piuttosto che un’alternativa vera e propria, ma è interessante notare come, nelle occasioni in cui abbiamo provato a proporre contenuti esclusivi che rimpiazzassero quelli delle tv abbiamo trovato differenze nei numeri relativi all’audience” spiega ancora Cahan. “Una cosa è certa, il live streaming sulle piattaforme social è qui per restare. Il social video si sta evolvendo velocemente. Le più grandi leghe, che detengono i diritti, riconoscono di aver bisogno di una maniera più conveniente per consegnare i loro contenuti ai fan e la hanno individuata nei video sui social network” fa eco Gareth Capon, chief executive della società di social video production Grabyo. I dati sono l’ennesima conferma: secondo Nielsen più del 50% delle conversazioni di Twitter relative alla tv si riferiscono ad argomenti sportivi; la prima partita di NFL trasmessa su Yahoo, invece, ha raccolto 15 milioni di spettatori, facendo supporre che la nuova generazione di amanti dello sport non possa fare a meno di web e mobile. è per questo che alle leghe non dispiacerebbe affatto una affermazione dei social, che ora possono diventare un partner per “futuri processi di vendita dei diritti”, con un ruolo in evoluzione nel tempo. O almeno così la pensa Jody MacDonald, senior associate della struttura giuridica legata allo sport Couchmans LLP, che aggiunge: “Se un organismo sportivo, come in questo caso la NFL, può mantenere i suoi accordi economici con i broadcaster tradizionali mentre si struttura in maniera innovativa con i social media per espandere la reach e attuare logiche di profilazione su nuovi territori e verso nuove audience, non si lascerà certo sfuggire questa possibilità”.

Il futuro del broadcasting sportivo

I ricavi dai diritti tv (definizione ormai riduttiva) sorpasseranno in Nord America quelli derivanti dalla vendita dei biglietti a partire dal 2018 (secondo PricewaterhouseCoopers), diventando la più grande fonte d’incasso. Secondo le stime, il business delle dirette vale 19,9 miliardi di dollari. In Europa si guarda con grande attenzione a questa situazione. Alcune voci parlavano di un interesse della Premier League verso queste dinamiche di diffusione contenuti, che effettivamente ha stretto un accordo a dicembre con la streaming company LeTV di Hong Kong, inserendo le partite in un modello simile a quello di Netflix. Non ci saranno altri accordi del genere per i prossimi tre anni, a causa di un vigente accordo che lo impedisce, ma l’interesse di Twitter e Netflix (su tutti) è molto alto e non è impossibile che dopo questo periodo vengano imbastite trattative. “L’accordo tra NFL e Twitter mostra un trend crescente nella diversificazione dei diritti sportivi e di come gli spettatori possono fruire di questi contenuti attraverso diverse piattaforme, specialmente negli USA. La domanda non è relativa al ‘se’ gli sport europei inizieranno a seguire questa tendenza, ma al ‘quando’. La Premier League guarderà con invidia gli accordi dell’NFL e cercherà di seguire questo esempio, specialmente perché gli adulti in Gran Bretagna guardano video per più di 5 ore al giorno, facendo di questa attività la più popolare” spiega Dror Ginzberg, co-founder and chief executive della piattaforma di creazione video Wochit. “Gira tutto attorno alla convergenza tra i media. Sempre più persone guardano contenuti sportivi da mobile. Comunque, l’opportunità si concretizza solo nei Paesi in cui il WiFi è molto diffuso. Il punto è che più si espande il WiFi e la banda larga, più questa opportunità si allarga a livello globale per i player del segmento social network. In questo modo è più facile ammortizzare le spese. Per i broadcaster tradizionali questa è una bomba a tempo” spiega Antony Marcou, chief executive of sports media and digital marketing agency Sports Revolution.

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