Francesco Lattanzio | 24 gennaio 2018
MEDIA

In UK gli editori Facebook-first pensano a strategie per trarre vantaggio dal nuovo newsfeed

Testate come Jungle Creations, Unilad e Ladbible hanno concentrati i propri sforzi sulla costruzione di audience su Facebook, creando contenuti nativi – video in particolare – per la piattaforma invece di utilizzarla come canale “ponte” per portare gli utenti sui rispettivi siti. Stando ai dati di SimilarWeb, il social vale il 90% del loro traffico desktop. Ma, invece di reimpostarsi su nuove piattaforme, le testate continuano a dichiarare che Facebook rimane la loro priorità principale. “Non spostiamo risorse da Facebook per investirle su altre destinazioni. Anzi, facciamo il contrario”, spiega Jaime Bolding, founder e ceo di Jungle Creations, azienda che fa parte del canale Facebook VT.

 

Jungle Creations

Nei prossimi sei mesi Jungle Creations ha intenzione di assumere 25 nuove risorse da aggiungere al team dedicato ai contenuti originali, che sarà composto da ben 65 unità. Il 40% dei prodotti editoriali di Jungle Creations è originale, e il catalogo vanta un grande assortimento di video short-form personalizzati e documentari long-form. E la maggior parte di questi finisce su Facebook. L’obiettivo dei prossimi 3 mesi è aumentare a 60% la fetta dei contenuti originali riducendo al 40% quelli a licenza.

 

Unilad

Unilad invece sta registrando il tasso di engagement più alto sulla piattaforma con le pagine verticali, come sport, gaming, fitness e “adventure” (all’interno del quale sono compresi i viaggi), rivela il ceo Liam Harrington. “Ci sarà un cambiamento nell’approccio allo storytelling. Prima Facebook era ottimizzato per le condivisioni. Ora i post saranno ottimizzati per alimentare conversazioni, e sarebbe utile inserire, per esempio, domande alla fine dei video”.

 

Ladbible

Una dichiarazione di Ladbible dice: “i cambiamenti all’algoritmo non sono nulla di nuovo. Abbiamo sempre utilizzato un approccio “test and learn” per la creazione di contenuti, ricevendo costantemente un feedback inestimabile dalla nostra enorme audience”. Ma i 4,6 milioni di visitatori mensili al sito (dati comScore) hanno evidenziato una tendenza alla diversificazione.

 

BuzzFeed

BuzzFeed ha fatto sapere attraverso un portavoce che le modifiche al newsfeed “confermano i trend già individuati negli ultimi mesi e abbiamo già fatto passi avanti per evolverci insieme ad esso”. Passi avanti, come la riduzione dello staff accompagnata a piani per una diversificazione del business.

 

Bicchiere mezzo pieno? Forse no

Aziende specializzate negli analytics, come Wochit, SimilarWeb, Parsely e Chartbeat hanno registrato una diminuzione del 15% del traffico generato dai referral verso i siti degli editori nel mese di ottobre. Nonostante l’impatto dei cambiamenti sarà percepibile solo nei prossimi mesi. I tre brand hanno team di oltre 30 persone dedicati a individuare il modo più efficace per creare contenuti dedicati alle piattaforme social. “L’algoritmo di Facebook non cambierà la loro capacità di adattarsi, e questa loro abilità di rispondere al comportamento della loro audience è un vantaggio”, dice Garrett Goodman, vp of business di Wochit.

 

“Gli editori Facebook-first non si svegliano certo questa settimana col pensiero: Oh Dio, il mio business model!”, dichiara un editore Facebook-first a Digiday. Ma è davvero così? E poi, gli editori che fanno di Facebook il principale canale di distribuzione (ma non sono Facebook-first) si sono resi conto del rischio che corrono o si stanno dedicando a mettere toppe fino alla prossima (e inesorabile) tempesta?

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