Francesco Lattanzio | 10 gennaio 2017
MERCATO

Google, pronti 500 milioni di dollari per acquisire SoundCloud

Nel 2016 SoundCloud ha vissuto periodi travagliati, che lo hanno convinto a considerare seriamente una cessione. A giugno, Twitter ha investito 70 milioni di dollari nella società, a luglio SoundCloud si è valutata 1 miliardo e sembrava pronta a vendersi, e a ottobre il co founder e cto Eric Wahlforss non aveva negato l’incedibilità della sua creatura nonostante ha affermato che l’abbonamento a pagamento Go stesse andando bene. In realtà Mulligan riporta che le sottoscrizioni sarebbero solo 250mila.

 

SoundCloud, bilancio preoccupante

Una condizione difficile, che diventa ancora più grave se si impugna il bilancio del 2015. Le perdite, infatti, sono cresciute più in fretta dei ricavi: 21,1 milioni di euro il fatturato, a + 21,6%; 51,22 milioni il negativo (+30,9%). Solo i costi per gli stipendi sono ammontati a più di 26 milioni. Numeri poco incoraggianti, dunque, per la società partecipata dalle maggiori etichette mondiali: Sony, Universal e Warner.

 

Google mette sul piatto 500 milioni

Durante lo scorso luglio, Bloomberg News ha riportato che Spotify ha presentato un’offerta pari al prezzo definito dalla stessa SoundCloud e che le trattative erano in stato avanzato, ma alla fine le due parti non sono arrivate alle firme. Sembra difficile ipotizzare che SoundCloud riuscirà a trovare un modello di business sostenibile nel breve-medio periodo, e dunque non è escluso che le due società possano tornare a discutere di un’eventuale acquisizione. Adesso però è Google ad avanzare una proposta concreta. Si dice infatti che Big G sia pronta a mettere sul piatto 500 milioni di dollari per assorbire le funzionalità, le tecnologie e la library della società tedesca.

 

Deezer, un player agguerrito

Intanto Deezer vuole rinforzare i suoi asset per dire la sua nel mercato asiatico, ed ha ingaggiato Daud Aditirto come vice presidente per la regione Asia-Pacific, e Pascal de Mul, nel ruolo di hief partnership officer. Queste due nuove risorse hanno avuto esperienze superiori ai 4 anni rispettivamente in Facebook e Spotify e si occuperanno di espandere la copertura del servizio in Asia e stringere accordi con le grandi aziende operanti nei settori di telecomunicazione, hardware e automotive. Deezer è consapevole di non poter arrivare ad attaccare il dominio di Spotify e Apple Music e di partire in svantaggio sul campo della competizione a livello di prezzi e di offerte esclusive. Ma punta a “comandare il mercato della lean back experience. Stiamo cercando di predire il futuro dello streaming, e per questo le partership verticali sono molto molto importanti”, dice il chief commercial officer Golan Shaked. L’obiettivo è quello di produrre vere e proprie colonne sonore della giornata di ogni utente, che partano dal computer dell’ufficio, passino dallo smartphone e continuino nello stereo di casa. Il modello di business scelto, dunque, non annovera tra i competitor solo Spotify e Apple Music, ma anche le emittenti più classiche. “L’industry dei canali radio è ancora viva e non ha riportato gravi danni – commenta James Goss, analyst di Barrington Research Association – . Ha mantenuto una grossa revenue base e non deve sostenere spese di esercizio. Quindi viene utilizzata più di quanto le persone saranno disposte ad ammettere”. Shaked comunque punta a continuare sull’onda del 2016, in cui l’utenza è cresciuta a doppia cifra. Anche se non ha dato ulteriori informazioni sull’andamento della società, come per esempio gli abbonati e le revenue.

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