Francesco Lattanzio | 13 novembre 2017
MERCATO

Subscription video: un mercato burrascoso ma pieno di opportunità

Nonostante le correnti burrascose dell’ultimo periodo, editori e media company stanno continuando ad addentrarsi nelle torbide acque dell’offerta video. La scorsa settimana, per esempio, Vivendi ha annunciato il lancio sul territorio francese di Studio+, una app su abbonamento attraverso cui propone video in una modalità mobile-only, che ha già accumulato più di 5 milioni di iscrizioni tra Europa e Messico.

E mentre alcuni media mantengono lo sguardo sul lato negativo del segmento – concentrandosi sulla chiusura di Vessel e le difficoltà di servizi come Watchable (di Comcast) e Go90 (di Verizon) – ci sono diversi esempi positivi che sembrano in grado di mantenere performance più alte delle previsioni relative all’OTT paid video. Il chairman di CBS, Les Moonves, per esempio, ha dichiarato durante l’ultima trimestrale che i risultati economici dei prodotti su abbonamento sono superiori rispetto a quelli sostenuti dall’advertising.

L’argomento, insomma, genera opinioni contrastanti. Ma qual è lo stato del paid video?

 

Il digital video è diventato un must, specialmente tra gli utenti più giovani

I servizi di video a pagamento non avranno lo stesso peso sul mercato rispetto alle tradizionali offerte via cavo, ma stanno diventando una fonte irrinunciabile per il video entertainment. Un sondaggio condotto da Altman Vilandrie & Co. ha mostrato che più di tre quarti dell’utenza tra 18 e 24 anni utilizzano un servizio di video a pagamento – piuttosto che la tv – per cercare qualcosa da guardare. Un dato che presenta una crescita del 57% rispetto al 2015.

Mentre la percentuale di persone che scelgono i servizi paid su televisione si è ridotta in ogni fascia d’età, quella degli utenti che preferiscono un servizio di streaming è cresciuta sostanzialmente negli scorsi due anni.

 

La scelta tra i servizi OTT è già piuttosto ampia

Gli OTT a pagamento sono ancora considerati come una novità, ma in realtà ci sono già un gran numero di piattaforme a disposizione, e competono con un numero enorme di offerte OTT. Negli ultimi tre anni, i canali disponibili su Roku, il più diffuso device di video streaming indipendente americano, sono più che raddoppiati, superando addirittura quota 5.000. Roku non rivela quale percentuale dei suoi canali sono supportati dall’advertising e quali sono ad abbonamento.

La proiezione di crescita degli abbonati è lenta e costante

Al contrario del ritmo forsennato che ha definito alcune rivoluzioni nei comportamenti digitali, il passaggio ai servizi video digitali a pagamento sarà lento e costante. Anche all’interno dei player più conosciuti – come Hulu –la crescita di abbonamenti anno su anno è proiettata verso un incremento a una sola cifra nei prossimi 5 anni, secondo le previsioni di eMarketer.

 

Alcuni canali sono un must-have per tutti

La crescita dei prodotti ad abbonamento dedicati alle nicchie, inclusi Crunchyroll e Motor Trend OnDemand, sottolineano che solo le persone più appassionate pagheranno per un abbonamento. Al contrario, i canali e i video brand che puntano a sedurre larghe fasce di popolazione sono bollati come inessenziali per la maggior parte dei consumatori. Un sondaggio dello scorso anno di MoffettNathanson e Altman Vilandrie & Co. ha riportato che solo 3 canali sui 150 offerti via cavo sono ritenuti importanti dai consumatori; 16 canali, invece, sono etichettati come “must-have” da almeno un terzo dei rispondenti.

Le company stanno investendo su contenuti originali

I contenuti sono la benzina per la corsa ai nuovi abbonamenti, e di conseguenza gli investimenti in prodotti originali stanno crescendo. I budget stanziati da Netflix e Amazon hanno già sovrastato quelli di HBO.

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