Anna Maria Ciardullo | 7 marzo 2017
RICERCHE

I robot-giornalisti svuoteranno le redazioni?

Il mestiere del giornalismo richiede fiuto, capacità di sintesi, cultura generale, creatività, versatilità nell’approcciare diversi argomenti. Un lavoro umano per intenderci, eppure, la robotica ha creato anche i suoi prototipi di esperti delle news. Secondo una recentissima ricerca, chi lavora nel mondo dell’editoria, però, ritiene che i “robot-giornalisti” non abbiano un buon fiuto per le notizie e producano storie unidimensionali. Tuttavia, nonostante questi limiti, il rapporto rivela anche che è in programma una più ampia diffusione della tecnologia, che potrebbe andare a sostituire centinaia di giornalisti in una enorme agenzia di stampa come per esempio Thomson-Reuters.

I ricercatori, guidati dal professor Neil Thurman della LMU di Monaco di Baviera e della City, University of London, hanno intervistato giornalisti, redattori e dirigenti di CNN, BBC, Thomson Reuters, Trinity Mirror e News UK. Tutti hanno avuto esperienze pratiche con software di robot-scrittura di uno dei fornitori leader di questa tecnologia.

Il giornalismo automatico (o “robot-giornalismo”) è un software che converte dati strutturati, (ad esempio, i feed di dati sulle partite di calcio della Premier League inglese forniti da Opta, che possono contenere fino a 2.000 eventi dettagliati, dal risultato finale al numero di tiri dentro e fuori porta) in storie dove l’intervento umano è limitato o assente, tranne che nella fase di programmazione iniziale. Viene usato da agenzie di stampa come la Associated Press, il Los Angeles Times e Forbes. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista internazionale Digital Journalism.

 

Principali risultati della ricerca

Secondo i giornalisti che hanno partecipato allo studio del professor Thurman, poiché il robot-giornalismo si basa sui flussi di dati ed è necessario programmare in anticipo il taglio da dare alle notizie, le storie prodotte con questo sistema mancano del contesto, della complessità e della creatività che caratterizzano gran parte del giornalismo tradizionale. Un reporter della BBC ha dichiarato: “Io non avrei mai e poi mai scritto una storia come questa”, mentre un esperto giornalista sportivo della CNN ha definito il risultato “ripetitivo e da buttare”. A suo avviso, la maggior parte del contenuto che un giornalista includerebbe in un pezzo “non può essere programmato”.

I giornalisti ritengono inoltre uno svantaggio la necessità di far rientrare in schemi prestabiliti le storie scritte dai robot. Un reporter della BBC ha affermato: “Non è possibile ottenere una reazione a queste cifre, non si può spiegarle o interrogarle perché il modello della storia è stato scritto prima che le cifre fossero note” e, dopo aver utilizzato personalmente i sistemi di robot-scrittura, ha concluso che non valesse la pena che la BBC svolgesse ulteriori ricerche su questa tecnologia.

Nonostante questi limiti, i giornalisti ritengono che il robot-giornalismo abbia le potenzialità per ridurre i costi e aumentare la velocità e la specificità di alcuni servizi giornalistici. Alcuni reporter della CNN e della Reuters hanno affermato che potrebbe “ridurre i costi” sostituendo il “costoso personale” che esegue mansioni “piuttosto semplicistiche e dispendiose in termini di tempo”. Un giornalista della Reuters ha detto di ritenere che l’automazione possa aumentare la velocità e la precisione, sottolineando che “la stiamo ricercando in tutti i settori dell’azienda”. Un altro giornalista della Reuters ha affermato che l’automazione verrà utilizzata per i pezzi per i quali non “sono disponibili risorse per una gestione manuale”.

Il robot-giornalismo è visto come qualcosa che può sostenere e al tempo stesso minacciare l’obiettività giornalistica. Secondo un reporter di The Sun potrebbe “presentare i fatti così come sono”, senza la “manipolazione” che avviene nel giornalismo umano, quindi, a suo avviso, potrebbe rivelarsi “uno strumento piuttosto positivo per la democrazia”. Un altro giornalista della BBC, invece, ha espresso la sua preoccupazione sul fatto che il volume di contenuti realizzabile con l’automazione potrebbe facilitare l’influenza di singoli individui od organizzazioni “di parte” sulla definizione della scaletta delle notizie.

 

Il professor Neil Thurman scrive nel suo studio:

“Il robot-giornalismo è limitato nella sua capacità di fornire il contesto contemporaneo essenziale per gran parte dell’attività giornalistica, comprendere le sfumature delle espressioni umane che aiutano a stabilire come vengono riportati i fatti e riconoscere con coerenza il punto di vista principale sulla notizia. Riteniamo tuttavia che verrà utilizzato sempre più spesso per produrre semplici articoli basati su dati di fatto, aumentare la velocità di pubblicazione di tali articoli e trattare argomenti attualmente sotto la soglia di riferibilità”. “D’altro canto”, prosegue, “l’aumento del volume di notizie risultante dall’automazione potrebbe rendere più difficile orientarsi in un mondo già saturo di informazioni e finire per aumentare la necessità di quelle competenze profondamente umane che solo i buoni giornalisti hanno (capacità di giudizio sulle notizie, curiosità e scetticismo) e che ci permettono di continuare a essere informati in modo sintetico, completo e accurato sul mondo che ci circonda”.

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