Redazione 360com | 9 marzo 2017
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Incrementare i ricavi grazie all’email advertising: tre casi di studio

Se si pensa a “pubblicità”, la mente corre agli spot televisivi, alle affissioni in strada, alle inserzioni nei giornali, a quelle che fanno capolino nei siti web o anticipano la visualizzazione di un video su YouTube. Nonostante l’immaginario comune sia ancora legato ai media tradizionali – la TV e tutto il mondo del cartaceo – la dimensione che avanza ininterrottamente da anni è quella del digitale. Tra le tante risorse dell’online, c’è un canale tanto semplice quanto fruttuoso: l’email advertising.

I formati pubblicitari sono tre: annuncio display, native advertising e email sponsorizzata.

Il primo rappresenta il formato più classico, nato in parallelo all’avvento di internet, e altro non è che un banner che include immagini statiche o animate, video o stringhe testuali che trasmettono un messaggio pubblicitario.

Il native advertising, invece, ha la peculiarità di variare a seconda di chi lo ospita: sono inserzioni armonizzate con il contenuto della newsletter, tanto da indurre l’utente a pensare che ne siano parte integrante.

Infine le sponsorizzazioni tramite email, che possono assumere differenti forme: un approccio comune consiste nel permettere a terzi di sponsorizzare i contenuti in cambio di pubblicità o endorsement nell’email. Un formato di adv che consente di generare profitti conservando il controllo dei contenuti e, di conseguenza, l’attendibilità nei confronti dei propri destinatari.

Sull’email advertising ha messo gli occhi da tempo il settore editoriale, dal momento che la pubblicità contenuta nelle newsletter delle varie testate – che siano generaliste o di settore – è in grado di generare una fonte di reddito costante, pari in alcuni casi a oltre il 20% delle entrate totali derivanti dagli annunci.
Vediamo allora tre esempi da celebri testate e blog americani: New York Times, TechCrunch e Practical Ecommerce.

Il New York Times invia, quotidianamente Today’s Headlines, la newsletter che riporta una selezione di articoli pubblicati nella giornata. In questa email, molto lunga rispetto alla media, lo storico giornale inserisce unicamente annunci display, con uno sponsor principale in alto, ben visibile, e tre inserzioni a chiusura di ciascuna sezione, creando una continuità tematica tra pubblicità e argomenti trattati. Il dosaggio di adv e contenuti editoriali è fondamentale: in media gli editori più importanti dedicano oltre il 60% dei messaggi ai contenuti e il rimanente alle inserzioni pubblicitarie.

TechCrunch, invece, è il noto blog di AOL dedicato alla tecnologia: se foste iscritti alla newsletter, ricevereste la TechCrunch Daily, e all’interno trovereste l’indice con gli articoli del giorno e un’area dedicata agli annunci sponsorizzati, posizionata in cima al messaggio ed evidenziata dall’etichetta di sponsorizzazione; lo sfondo del contenuto pubblicitario è inoltre diversificato grazie a una texture grigia: un ottimo modo per comunicare ai lettori un differente livello di contenuto.

Practical Ecommerce utilizza quasi unicamente inserzioni native, che ricalcano visivamente lo stesso formato degli altri contenuti, con immagine a sinistra e descrizione sulla destra, e contengono informazioni che interessano effettivamente i lettori del portale. Nonostante siano tematicamente armonizzate al contenuto, la natura promozionale delle inserzioni è evidenziata dalla scritta “Pubblicità” in cima all’annuncio, caratterizzato anche da uno sfondo di colore diverso.

Sono solo alcuni esempi, perché sono tante le realtà che fanno dell’email advertising una sostanziale voce dei propri ricavi. Per entrare nel dettaglio dei formati adv e delle strategie, MailUp ha dedicato all’argomento la Guida all’Email Advertising, l’ebook che offre metodi, strumenti e best practice per inserire pubblicità nelle email, grazie a basi teoriche, spunti pratici casi di studio reali.

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