Francesco Lattanzio | 10 febbraio 2017
SCENARI

Criteo e i trend del digital commerce per il 2017. Torre: «Non si può fare a meno del m-commerce»

A gennaio l’iPhone ha compiuto 10 anni. Abbastanza per insinuarsi nella vita quotidiana al punto da annebbiare i ricordi precedenti alla “vita precedente”. Il sodalizio tra persone e smartphone continua con un legame sempre più forte, tanto che i computer stanno finendo sempre più nell’angolino. Una tendenza a cui non scappa nemmeno il digital commerce, stando ai dati del 2016 relativi al rapporto tra gli acquisti effettuati da desktop e da mobile. Secondo il report Digital Commerce & Marketing Outlook 2017 realizzato da Criteo sui miliardi di transazioni online registrate (dati interni USA sulla prima metà del 2016), nelle sale comando dei retailer stanno iniziando a discutere del mobile commerce dall’interno: è meglio sfruttare il mobile web o le app? In realtà le domande che si pongono sono molte, come le opportunità offerte dal segmento, ma Criteo ha individuato le 6 riposte con più potenziali, sintetizzandole in altrettante previsioni per il digital commerce relative al 2017.

 

Il valore delle transazioni da mobile è in continua crescita

Nel 2016 il valore degli ordini tramite mobile web è stato inferiore solo del 9% rispetto al desktop, mentre tramite mobile app ha superato il desktop del 27%. Le vendite via app hanno dunque superato nettamente quelle concluse nel browser, che prima dominavano il segmento. All’interno del segmento mobile c’è una discrepanza tra la spesa media per acquisto: su m-browser è decresciuta dai 98 dollari del secondo trimestre del 2015 ai 91 dello stesso periodo dell’anno successivo, quella guidata dalle app è aumentata da 95 a 127 dollari. Per ottimizzare i propri canali mobile, il consiglio che Criteo offre ai retailer è: assicurare un’esperienza di acquisto da mobile sempre più semplice e sicura, per incoraggiare spese sempre più elevate. «Stando ai nostri dati, abbiamo visto una crescita enorme del volume di vendite derivanti dalle app, ormai uno strumento importante per i nostri clienti più avanzati. I retailer più evoluti non possono fare a meno del mobile, devono però usare i giusti asset e coniugare m-browsing e app», spiega Alberto Torre, managing director di Criteo per l’Italia, a 360com.

 

L’unione fa la forza: retailer pronti a competere con Amazon

Nel 2017 un numero crescente di aziende indipendenti consentirà ai retailer di mettere a fattor comune le risorse per competere con giganti come Amazon. Esisteranno quindi piattaforme che permettono ai retailer medi e piccoli di unire le forze (per esempio condividendo i dati sull’utenza), per competere con Amazon e allentare la dipendenza da Facebook e Google. «Amazon è attualmente il player predominante nel commercio online. Cresce e assorbe gran parte della crescita del segmento. I retailer, allo stato delle cose, non sono competitivi fuori dai suoi confini. Tra le opportunità che il mercato ha proposto ai negozi digitali, noi abbiamo lanciato HookLogic, una soluzione che segue il principio del marketplace per combinare le offerte di retailer diversi in modo che siano competitive con i clienti e i competitor», dice Torre.

 

 

L’efficacia della vetrina di Google Shopping

Nel 2017 i retailer investiranno di più in Google Shopping (Product Listing Ads, PLA) e estenderanno le loro capacità per migliorare la ricerca e il conversion rate. Diventa sempre più importante intercettare i consumatori nella fase di ricerca, investendo in strumenti in grado di garantire un’analisi dei dati approfondita. È un’ottima leva per i retailer online. Offre un placement efficace. Stiamo testando, poi, un prodotto che si chiama Criteo Predictive Search, che ci pemette di analizzare i dati utenti e individuare i più profittevoli. In questo modo è possibile ottimizzare gli investimenti», spiega.

 

 

 

 

Programmatic, non solo spazi. Nel 2017 sarà un tool creativo

Il programmatic sarà utilizzato non solo per acquistare pubblicità video ma anche per automatizzare la creazione e l’ottimizzazione degli annunci. Lo strumento si evolve anche lato creativo: analizzando i dati dell’utente a cui mostrare l’adv, è capace di generare un’inserzione partendo dalle preferenze specifiche della persona a cui si rivolge. In questo modo i retailer avranno la possibilità di massimizzare l’efficacia del messaggio per ognuno degli utenti raggiunti attraverso la sua personalizzazione. «Le aziende che possiedono avanzati sistemi di artificial intelligence e machine learning sono già in grado di proporre la creazione dinamica di inserzioni. Ma “avanzati” non significa niente se non in relazione al roi. Diversi utenti potrebbero vedere ads completamente differenti, e questa pratica, dati alla mano, dà ottimi risultati», commenta il managing director.

 

 

Misurazioni e ROI: la precisione è indispensabile

I produttori richiederanno misurazioni più raffinate, in tutte le direzioni. Sia per quanto riguarda l’identificazione dell’utente sulle diverse piattaforme e media, sia per il calcolo del ROI, che restituisce un rapporto diretto tra investimento e guadagno. Giustificando dunque l’allocazione del budget. «Più il mercato diventa maturo, più gli investitori esigono precisione. Noi adottiamo un approccio agnostico, non abbiamo network proprietari, e operiamo acquistando spazi esterni. Questo ci consente di diversificare la destinazione delle ads e i momenti in cui le eroghiamo. È un modus operandi attraverso cui proporre campagne scalabili e con ritorni soddisfacenti», conclude Torre.

 

 

 

L’esperienza sul mobile porta alle conversioni

La maggioranza degli online retailer diventeranno brand “mobile first”. I retailer leader in mobile web hanno registrato il 39% di conversioni in più rispetto ai ritardatari. L’Asia, in particolare la Cina, sta vivendo un vero e proprio boom nelle vendite da mobile grazie a una continua innovazione e una user experience straordinaria. Non è più sufficiente essere mobile responsive, al contrario il mobile deve diventare la priorità nello sviluppo dei siti. Prendere spunto dalle best practise dei mercati emergenti potrebbe essere una buona mossa per ottenere buone performance anche in Europa e Usa.

 

 

Nessuna risposta a "Criteo e i trend del digital commerce per il 2017. Torre: «Non si può fare a meno del m-commerce»"