Francesco Lattanzio | 18 dicembre 2017
SCENARI

GAMESETTERS Margrethe Vestager: “Non è questione di nuove leggi, ma di una nuova cultura”

Tra i personaggi di spicco del digitale del 2017, Margrethe Vestager ha ricoperto un ruolo di spicco. La commissaria europea alla concorrenza è stata una delle poche personalità a non piegarsi ai voleri e alle pretese delle superpotenze dell’online, infliggendo ai colossi pesanti multe per i loro comportamenti scorretti concentrati in particolare nell’evasione fiscale su diversi territori dell’Unione. E così ha ingiunto Apple a restituire 13 miliardi i euro di tasse non pagate all’Irlanda, Amazon e Facebook a ripagare rispettivamente 250 e 110 milioni agli Stati membri, e Google a pagare una multa da 2,42 miliardi. Su Big G pendono altri due fascicoli antitrust aperti relativi a Android e AdSense. In realtà, oltre ai colossi digitali sono finiti sotto la lente della Vestager e dei suoi 900 investigatori anche multinazionali come Fiat, McDonald’s, Gazprom e Starbucks.

“Fino a pochi anni fa non sapevamo che le multinazionali stessero eludendo le tasse in segreto tramite accordi fiscali privilegiati. Nel 2013, gli USA hanno indagato Apple, UK ha indagato Starbucks e Amazon. Così ha preso iniziativa anche la commissione UE”, ha dichiarato la commissaria in un incontro in Bocconi lo scorso mese.

 

Le multe ai giganti del digital

Tutto è cominciato con le rivelazioni di LuxLeaks, una serie di documenti relativi alla gestione delle tasse delle aziende sul territorio del Lussemburgo recentemente diventati di dominio pubblico, dalle quali sono emersi degli accordi sulle tassazioni agevolate tra McDonald’s e Amazon e gli Stati in cui possedevano la sede. Nello scorso maggio è stato il turno di Facebook, scoperto nelle sue attività di data mining con Whatsapp – nonostante queste siano state proibite nei termini di acquisizione – e quindi multato per 110 milioni. Poi, Google è stato il bersaglio di tre diversi casi di antitrust legati all’utilizzo di una serie di algoritmi e di posizioni di dominio che uccidevano la concorrenza. Quello relativo a Google Shopping, che favoriva i suoi stessi servizi di vendite online, ha prodotto una multa da 2,4 miliardi, gli altri sono pendenti, e tra questo c’è il monopolio della piattaforma Android, che la Vestager indica come “il vero peso massimo”. Il caso Apple verteva invece sui benefici “illegali” ricevuti in Irlanda, dove la percentuale di tasse sul fatturato corrisposte era lo 0,005%. Il tutto in accordo con il governo irlandese (e in contraddizione con la legislazione continentale). Cook ha reagito commentando il giudizio così: “una schifezza totale a livello politico”. E poi è ricorso in appello.

 

Il pensiero della Vestager

Margrethe Vestager ha un passato da politica nel suo Paese natale: la Danimarca. Dopo essere stata ministro delle finanze, è diventata ministero dell’economia e degli interni e successivamente la vice del primo ministro. “La politica dovrebbe dare a tutti le stesse opportunità e abilitare tutti a fare scelte libere”, ha detto Vestager al The Guardian. “Stiamo lavorando in questo modo perché la gente non ne può più di vedere le aziende evadere il fisco e il consiglio europeo è consapevole di avere il potere di cambiare la situazione. Il pensiero alla base delle nostre azioni è: Proviamo a fare qualcosa di diverso all’interno del sistema in cui siamo; questo significa mantenere la legislazione, ma cambiare l’attitudine tenendo conto che le persone di tutta Europa sono arrabbiate”, ha dichiarato invece a Re/Code. Infatti, “non è questione di nuove leggi, ma di una nuova cultura. Autorità responsabili, aziende potenti non più privilegiate. Sembra che le cose stiano cambiando”, ha aggiunto nell’incontro in Bocconi. Dove poi ha concluso: “”Il mercato non è la società. Per molto tempo, ci è stato raccontato che esisteva solo il mercato. Ma il mercato esiste per procurare benefici a noi, in quanto cittadini. Se il mercato diventa l’unico orizzonte, ci si sente traditi a ogni passo, e privi di controllo sulla propria vita. Questo è qualcosa che secondo me abbiamo il potere di cambiare”.

 

La possibile soluzione

Dopo le numerose indagini sul tax ruling, condotte dalla Commissione analizzando in dettaglio oltre 1000 accordi fiscali preventivi, il tempo è maturo per provare a proporre una soluzione. “Dal 2019, una nuova direttiva UE anti-elusione fiscale colmerà vuoti di cui aziende approfittano. La UE recupererà una parte dei 50 miliardi di euro che ogni anno manca di incassare”, ha dichiarato la Commissaria a Milano. La normativa, si augura Vestager, dovrebbe obbligare le multinazionali a dichiarare pubblicamente le tasse pagate in ciascun Paese in cui operano, nel cosiddetto “country-by-country reporting”. “Mi auguro che i governi nazionali lavorino in Consiglio per trasformare rapidamente questa proposta in legge. Nella primavera dell’anno scorso – ha ricordato – abbiamo proposto di introdurre un sistema di reporting pubblico country-by-country. Significherebbe che le multinazionali dovrebbero pubblicare informazioni sulle tasse che pagano in ciascun Paese Ue e le attività che hanno lì. Il pubblico potrebbe così vedere da sè se quelle società pagano le tasse dove realizzano i propri profitti”. “Ora abbiamo bisogno di mostrarlo in modo che il pubblico possa vederlo. Non in modo che così la gente ami pagare le tasse, questo non succederà mai. Ma in modo che ogni volta che pagano sappiano che sono parte di una comunità dove ciascuno, senza eccezioni, dà il proprio contributo”.

Una posizione, quella di Vestager, molto decisa. Al punto da imporre all’Ocse un termine per la presentazione di un nuovo sistema fiscale per tassare in maniera equa la digital economy. “Se non c’è una risposta internazionale a questa domanda entro la prossima primavera, produrremo la nostra proposta per nuove regole Ue per assicurarci che le compagnie digitali siano tassate in modo corretto”, ha dichiarato alla fine di novembre in linea con gli appelli dei governi francese, italiano e tedesco. La direttiva promette una riscossione complessiva di 50 miliardi di euro di tasse finora non pagate da multinazionali che nella UE godono di regimi fiscali privilegiati.

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