Francesco Lattanzio | 5 dicembre 2017
SCENARI

Google confessa: con l’ads.txt i prezzi delle inventory sono cresciuti

Le contromosse delle istituzioni verso la contraffazione delle inventory e il domain spoofing sembrano mostrare i primi segni di successo. Secondo Google, il prezzo medio degli spazi pubblicitari attraverso il sistema di ad-buying della società ha subito un aumento apprezzabile nelle ultime tre settimane, e il merito è del protocollo ads.txt, introdotto a inizio mese.

L’ads.txt è un meccanismo che gli editori digitali utilizzano per segnalare quali partner e quali tecnologie hanno il permesso di vendere legittimamente i propri slot pubblicitari, limitando lo spazio di movimento degli attori fraudolenti nella creazione e vendita delle inventory contraffatte.

 

I prezzi degli slot degli editori aumentano

La rivelazione di Google è una buona notizia per i publisher, la cui maggioranza era preoccupata per una svalutazione dei propri spazi causata dal fenomeno delle inventory fasulle ultimamente sempre più presente sul mercato. Dall’8 novembre, la piattaforma di Big G previene l’acquisto di impression non autorizzate grazie all’Ads.txt ed ha confermato il successo contro la contraffazione. “Ci aspettavamo un aumento dei prezzi successivo al taglio delle inventory non autorizzate”, ha dichiarato  Pooja Kapoor, head of global strategy, programmatic and user trust di Google, prevedendo un’ulteriore adozione dello strumento ads.txt, che la società aveva già spinto a settembre filtrando gli editori che non la utilizzavano. Una spinta che ha portato a una crescita del 44% dell’adoption rate.

 

I vantaggi dei marketer

Per i marketer, lo shift significa un maggiore esborso per gli spazi online ma anche una maggiore fiducia nella qualità del prodotto per cui pagano, e potenzialmente una rassicurazione sulla destinazione su cui le loro ads saranno erogate, schivando quindi i problemi legati alla brand safety. Stando a quanto dice Google, l’adozione di Ads.txt ha subito una grande accelerata nelle ultime settiane. Oltre il 50% degli spazi disponibili attraverso il suo software DoubleClick Bid Manager ora provengono da domini che hanno inserito lo strumento di verifica dell’autenticità.

“C’è bisogno di un’educazione maggiore, c’è ancora un po’ di confusione. Alla fine, è necessario approcciare lo strumento secondo dei principi solidi. Rinforzare la diffusione è un’incombenza del mercato” conclude Kapoor.

 

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