Francesco Lattanzio | 11 dicembre 2017
SCENARI

Google vuole sedersi al tavolo del music streaming: il servizio Remix sarà pronto per marzo

Sembrava strano che in un piatto ghiotto come lo streaming audio non ci siano ancora le forchette dei più ghiotti di tutti, Facebook e Google. Se i primi hanno abbozzato qualche vago assaggio dei podcast, i secondi sono stati poco efficaci nel farsi largo tra le sedie al tavolo. Il segmento è ricco e cresce, il formato audio raggiunge le audience attraverso un canale ancora non presidiato, e allora ecco che Google prepara la sua offerta: Remix.

 

Google e la musica: i precedenti

Nonostante una ricerca della International Federation of Phonographic Industry affermi che l’85% dell’utenza mensile di Youtube (composta da 1,5 miliardi di utenti) utilizzi il servizio per la musica, il primo tentativo di Big G – Google Play Music – è stato un fallimento. La piattaforma di streaming audio lanciata da Google nel 2011 si è infatti dissolta, e il suo team è stato integrato da Youtube.

Youtube nel 2014 ha riprovato a percorrere la via della musica con Youtube Music Key, un servizio in abbonamento che offre video musicali senza interruzioni pubblicitarie. Questo si è poi trasformato in Youtube Red nel 2016, il servizio video a subscription che non prevede advertising.

 

Google pronta a lanciare la piattaforma Remix a marzo

Google non si dà per vinta e rilancia la sua pretesa al trono di Spotify con il nuovo servizio di music streaming a pagamento che secondo Bloomberg dovrebbe chiamarsi Remix e debuttare sul mercato a marzo. Remix potrebbe essere la risposta alle richieste degli executive dell’industria discografica, delusi dalle revenue provenienti dalla piattaforma di Google. Warner Music Group, secondo le fonti di Bloomberg, avrebbe già firmato un accordo con Big G, e sono state avviate conversazioni con Sony Music Entertainment, Universal Music e Merlin (un consorzio di etichette indipendenti).

Il nuovo servizio si strutturerà in una piattaforma di streaming on demand in stile Spotify che incorporerà elementi di Youtube come i videoclip. Universal ha già sulla piattaforma un canale ufficiale, Vevo, attraverso il quale trasmette materiale video dei propri artisti, ma il contratto è in scadenza e andrà ridiscusso.

 

Un potenziale problema: la musica pirata

Google, e nello specifico Youtube, sono stati al centro di più di una bufera legata alla brand safety quest’anno. Una buona parte della musica fruita sulla piattaforma è caricata abusivamente dagli utenti. Album e canzoni inseriti senza autorizzazioni, che riescono a raccogliere anche centinaia di migliaia di ascolti. Contrattare con le più grandi case discografiche a livello mondiale e poi permettere la diffusione dei loro stessi contenuti in maniera abusiva su un’altra property della stessa Google sarebbe un’ulteriore dimostrazione della sregolatezza che vige all’interno degli OTT.

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