Anna Maria Ciardullo | 24 luglio 2017
SCENARI

Il futuro della cara vecchia email: business in crescita o dai giorni contati?

Le congetture riguardanti il ciclo di vita del mezzo di comunicazione più antico e usato dagli albori dell’era digitale, l’email, sono state molte negli ultimi anni. Alcuni hanno profetizzato la sua morte imminente come Thierry Breton, amministratore delegato di Atos, un colosso mondiale dei servizi informatici, che nel 2011 dichiarò di aver smesso di usare la posta elettronica da tre anni e che si aspettava che in 18 mesi tutti i suoi dipendenti facessero altrettanto o come il Wall Street Journal che nel 2009 sentenziava “The email is dead” in un blogpost. La notizia ebbe una certa risonanza e da allora periodicamente ricompare tra i discorsi degli esperti della comunicazione digitale.

Sul tema abbiamo ripreso un’interessante analisi di Business Insider Italia che ha esaminato un comparto che a tutt’oggi, nonostante le funeste previsioni, non ha smesso di far fare soldi a chi dell’email marketing ci ha fatto un business e che secondo un report di Radicati Group, nel 2018, a circa 40 anni dalla sua nascita, varrà 23,5 miliardi di dollari. La posta elettronica è, infatti, il sistema di comunicazione digitale più antico e più usato, creato da Ray Tomlinson nel 1971, più di 45 anni fa.

Tuttavia, non è tutto oro quel che luccica. Pare, infatti, che oggi il check delle email quotidiano sia vissuto quasi come un incubo dagli utenti. Ansia resa ancor più pressante dall’avvento del mobile che ha permesso alle email di “inseguirci” ovunque e fa vacillare persino le due scuse più gettonate per evitare di rispondere alle mail meno gradite: “non l’ho ricevuta” o “è finita nello spam”. Due grandi classici.

Persino in vacanza, la priorità dei viaggiatori si è spostata dal relax allo smarphone. Secondo un’indagine di Booking.com svolta su 18mila persone in oltre 25 Paesi del mondo, nel primo giorno di ferie, e dopo le attività tradizionali (disfare le valigie al 63% o scoprire la struttura in cui si alloggia al 60%) esplodano le attività tipicamente legate alla tecnologia. Per esempio, si pensa subito alle foto da pubblicare su Facebook & co (ci pensa il 27% delle persone con picchi fino al 37% nella fascia 18-34 anni), controllare online le recensioni dei ristoranti della zona su app come TripAdvisor (25%), conoscere gente e fare amicizia (24%) ma anche ascoltare la playlist creata apposta per le vacanze (13%) e, non così dulcis in fundo, controllare le e-mail di lavoro (10%). In pratica non stacchiamo mai.

Tornando, ancora, al rapporto di Radicati Group, in netta controtendenza con chi vede la fine imminente (seppur gloriosa) dell’email, nel 2019 si stima che gli user della posta elettronica toccheranno quota 3 miliardi, stiamo parlando di un terzo della popolazione mondiale.

Se la previsione fosse corretta, la percentuale di crescita degli account di posta rimarrebbe costante al 6/7% dal 2016 al 2019 così come la percentuale di crescita di chi l’ha utilizzata e la utilizzerà (+3%) nello stesso periodo. Le email in circolazione dovrebbero raggiungere quota 246 miliardi nel 2019, in crescita non eccezionale ma sostanziale rispetto al 2015 quando ne sono circolate circa 205 miliardi.

Per contro, il Visual Networking Index Global IP Traffic Forecast, 2015-2020 di Cisco prevede un incremento del 37% degli utilizzatori di Internet in 5 anni superiore, dunque, al tasso di crescita degli utilizzatori della posta elettronica nello stesso periodo che, approssimativamente, potrebbe attestarsi intorno del 30%.

Quindi, è ancora presto per dichiarare defunto il business dell’email ma è necessario attendere almeno il 2020 per avere un quadro più completo e capire anche come ( e se) le nuove generazioni si serviranno di questo metodo di comunicazione anche nel mondo accademico e del lavoro. Nondimeno, vanno poi considerati le innovazioni tecnologiche (alcune già presenti e altre che sicuramente verranno). Basti pensare alla Cina dove, ad esempio, Tencent consente di associare l’indirizzo mail automaticamente al proprio profilo WeChat che, grazie al sistema di messaggistica QQ, gestisce praticamente tutta la comunicazione digitale del Paese. In sostanza, i giovani cinesi non comunicano via mail ma usano sistemi molto più veloci e diretti che presumibilmente si diffonderanno a macchia d’olio in tutto il globo. Anche le chat si possono salvare, come testo o come immagine, le chiamate vocali e video si possono registrare e i sistemi di messaggistica integrata aziendale garantiscono la reperibilità completa.

Alla fine, la domanda da un milione di dollari che Business Insider pone è: a cosa serve un messaggio di posta? “A convalidare l’iscrizione a un certo servizio, controllare l’identità di chi vi accede (anche se tutti i servizi oggi prevedono un controllo via sms, n.d.r.) a fare marketing, con le newsletter. E ancora lo spam. Secondo alcuni dati vale il 75% del totale delle mail circolanti nel mondo, secondo altri si attesta attorno al 60%, comunque, di un valore piuttosto importante”. La questione è più che mai aperta, quindi, e non è facile fare una previsione accurata, probabilmente l’evolversi del mercato imporrà anche al comparto dell’email un’evoluzione che gli permetta di non essere soppiantato da altri sistemi di comunicazione o quantomeno di non “morire” ancora per un bel po’.

 

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