Anna Maria Ciardullo | 13 giugno 2017
SCENARI

Ecco come Instagram si è evoluto fino a diventare un centro nevralgico per l’advertising

 

Se Andy Warhol fosse vivo oggi, non c’è dubbio che il padrino della pop art sarebbe tra i più grandi manipolatori dei social media. E, l’icona del XX secolo, che ha iniziato a pubblicare annunci pubblicitari negli anni ’50, sarebbe probabilmente attirato, in particolare, da quella fabbrica di immagini meglio conosciuta come Instagram.

Il CEO e co-fondatore di Instagram Kevin Systrom non è la reincarnazione di Andy Warhol . Tuttavia, entrambi hanno fondato il proprio mulino alimentato dall’estetica – uno ha portato alla produzione di massa dell’arte, l’altro alla produzione di massa di annunci e immagini imbellettate da filtri furbetti e cliccate degli utenti di tutto il mondo.

L’applicazione acquisita da Facebook nel 2012 ha creato un nastro trasportatore culturale per foto e video che ha insegnato ai marchi a pensare al di là degli annunci banner.

Sfruttando la produttività ad-tech di Facebook, Systrom ha generato essenzialmente la propria versione del leggendario studio di Andy Warhol, The factory, costruendo una piattaforma di machine learning digitale utilizzata da oltre di un milione di inserzionisti al mese.

“Kevin è un super business man molto particolare poiché lavora come imprenditore, ma sa ottenere il meglio anche da una società più grande per la quale lavora”, ha dichiarato Sheryl Sandberg, COO di Facebook. “Ci sono un sacco di persone che possono guidare bene le organizzazioni e ci sono un sacco di persone che sono grandi imprenditori. Ma la combinazione di qualcuno che è davvero eccezionale in entrambe le cose è molto insolita “.

Come è noto, l’applicazione è cresciuta rapidamente ed ora ha 700 milioni di utenti mensili, con 200 milioni di persone coinvolte con video verticali ogni giorno tramite Instagram Stories. Ma quello che è meno noto è come la piattaforma si sia dovuta evolvere ad una velocità impressionante per arrivare dove è oggi.

Poco prima di lanciare le Stories ad agosto, Instagram ha deciso di rivedere la missione aziendale, approdando alla fase: “rafforzare le relazioni attraverso esperienze condivise”.

Come mantra potrebbe non sembrare niente di ché, ma ha permesso all’applicazione di espandersi per diventare un posto per gli utenti dove pubblicare non solo aggiornamenti, ma condividere il resto della loro giorno, aprendo la strada a novità sempre diversificate come Stories, live video e qualsiasi altra cosa rappresenti una novità in tema di prodotti digitali.

Systrom confronta questo suo approccio all’identità di Instagram con quello di un’altra creatura leggendaria del tech. “Apple non è semplicemente una personal computer company”, ha dichiarato. “Tutto ruota attorno a come gli umani interagiscono con l’elettronica e i device in generale e, naturalmente, al design elegante e riconoscibile che da sempre contraddistingue il brand. Sono moltissime le categorie interessate, non semplicemente un personal computer. ”

Questa dichiarazione di intenti consente anche a Instagram di competere più direttamente con il rivale Snapchat, che ha promosso e diffuso i video verticali in stile Stories in modo pioneristico. (“Tutti gli aerei sembrano approssimativamente uguali”, ha detto Systrom facendo un confronto. “Ma sono l’interno e il servizio che contano”).

Il rollout pubblicitario di Stories è stato notevolmente più veloce di quello per il newsfeed, sottolineando l’accelerazione di Instagram su tutti i fronti. Quando lo staff di Systrom ha introdotto le sue prime unità pubblicitarie nel 2014, promettendo “annunci engaging di alta qualità”, sono stati necessari tra sei e nove mesi prima che i sistemi fossero completati e risultassero funzionanti dopo vari test alfa e beta. In seguito, gli sviluppatori di prodotti pubblicitari hanno tagliato di netto i tempi, aggiungendo nuove feature ogni trimestre.

La comunità di Instagram è molto più abituata ad accettare la pubblicità“. Ha dichiarato Jay Curley, senior marketing manager globale di Ben & Jerry’s.

Uno studio condotto da Socialbakers lo scorso mese ha rilevato che i brand su Instagram ha raccolto engagement tre volte di più di Facebook. Al contrario, Animoto, una online video company, ha riferito che il 63% dei consumatori intervistati nel mese di aprile ha dichiarato che guardando un video di Facebook, questo ha influenzato una loro decisione di acquisto, mentre solo il 26% ha detto lo stesso per Instagram.

Le Stories però, nel frattempo, rappresentano una nuova tela per aiutare le marche a mantenere conversazioni continue con gli utenti di Instagram e un mezzo per guidare le vendite. Inserzionisti come LG e Nike, ad esempio, hanno dichiarato di essere soddisfatti dei risultati che hanno visto finora.

La prossima settimana a Cannes, Instagram costruirà uno studio in cui gli artisti e i fotografi insegneranno ai marchi per creare storie più interessanti.

Insomma, Systrom e il suo team pare che abbiano creato una piattaforma di marketing Wharoliana disegnata perfettamente per la velocità del XXI secolo. La domanda è una sola: gli inserzionisti possono tenere il passo?

 

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