Francesco Lattanzio | 14 novembre 2017
SCENARI

I servizi cloud di Amazon svelano le prime debolezze. Google e Windows alla finestra

Sebbene sia il marketplace online di riferimento per i mercato occidentali, è un altro il campo in cui Amazon domina incontrastato: i servizi di cloud computing. Ad Andy Jassy, il chief executive officer di Amazon Web Services, piace ricordare che la sua divisione si occupa di un business della stessa entità dei successivi 14 provider, combinati, in ordine di market share. Il più prossimo di questi è Microsoft Corp, la cui grandezza è prossima a un quinto del business di Amazon, in termini di infrastrutture capaci di conservare e attivare dati all’interno del cloud (dati Gartner). Google è al terzo posto tra i provider di servizi cloud, nonché seconda company al mondo per valore di mercato, ma la sua divisione cloud vale un quindicesimo delle revenue che porta in cassa il gigante capeggiato da Jeff Bezos.

“AWS ha dato una definizione efficace del concetto di cloud computing. È percepita come leader di settore e pioniere”, afferma Ed Anderson, analista di Gartner. Nell’ultimo trimestre, la divisione cloud di Amazon ha generato 4,6 miliardi di dollari in sales, e ogni anno introduce decine di prodotti.

 

La strategia cloud di Microsoft

Ma Amazon non è invincibile, e le qualità che hanno reso la unit così vincente – la natura self service della piattaforma e il sviluppo di software e servizi che la società ha utilizzato per le sue enormi operazioni di retail – possono essere viste come elementi vulnerabili, perlomeno nel momento in cui Microsoft e Google giocano allo stesso gioco. Azure, la divisione cloud di Microsoft, è riuscita nelle ultime settimane a vincere clienti importanti (Bank of America e Chevron Corp) concentrandosi sulle capacità di vendita e relazionali non sempre considerate fondamentali nell’headquarter del colosso del retail. “Non c’è una scelta di base. Non stiamo andando incontro a una situazione in cui esiste una scelta di default”, commenta Kurt DelBene, executive vice president for corporate strategy and planning di Microsoft.

“Microsoft è in una posizione di dominio delle nuove e rivoluzionarie tenologie cloud che stanno emergendo oggi. Ma solo pochi anni fa questo risultato era molto incerto”, spiega il CEO Satya Nadella in una nota della sua autobiografia pubblicata lo scorso settembre. Parte della strategia consiste nella trasformazione della sua forza di vendita in un laboratorio mobile di ricerca e sviluppo e in una cellula di consulenza manageriale. Le startup vengono presentate a potenziali investitori e, in prospettiva, a partner e clienti. Le grandi company hanno così i team di vendita a disposizione per un supporto sulla promozione delle app che creano all’interno di Azure.

La forza vendite è composta da 3000 software engineer capaci di sviluppare applicazioni per i prospect anche durante le call, dimostrando sul momento cosa sono in grado di offrire. “È anacronistico mandare le risorse dai clienti per fare una presentazione su PowerPoint”, ha confermato Judson Althoff, executive vice president del commercial business globale di Microsoft. Una volta che un cliente firma un contratto, gli ingegneri di Microsoft sono disponibili a supportarlo già dal giorno dopo.

Proprio il chief information officer di Chevron – uno dei due clienti più recenti – Bill Braun, si è detto impressionato dalla capacità del software di machine learning, che gli permetterà di analizzare i volumi dei dati provenienti dagli strumenti di estrazione del petrolio in modo da controllate le variazioni di temperatura e di vibrazioni, ovvero i primi segni di deterioramento dell’equipaggiamento. “Capiscono il mondo delle aziende”, ha dichiarato. Inoltre, con l’aiuto dell’headset di realtà aumentata proprietario HoloLens, il sistema Azure abilita i senior engineer a monitorare i lavori da remoto con grande efficacia.

Per anni, i rappresentanti di microsoft hanno venduto Windows e Office, prodotti che i clienti installano sui loro computer. Più recentemente, si sono spostati sugli stessi clienti offrendo Office direttamente dal cloud. I clienti abituati a queste applicazioni in remoto potrebbero essere più propensi a scegliere Microsoft, nel momento in cui decidano di rimpiazzare i propri data center e i server con un’infrastruttura esterna in cloud, spiega ancora Anderson. “La nostra filosofia è costruire relazioni più profonde con i partner che già abbiamo. Google sta provando a rendersi indipendente con TensorFLow, un softwer che facilita la costruzione di app che sfruttano l’intelligenza artificiale, e con Kubernetes, un software sistem che aiuta le company a gestire meglio i loro dati in cloud”, spiega Paul L’Estrange, chief technology officer di Mars, brand cliente di Windows.

 

Google e il cloud

Anche Google, una compagnia che ha sempre respinto l’idea di utilizzare persone per operazioni che potrebbe fare una macchina, ha riconosciuto il valore della forza vendite umana. Alla fine del 2015, è stata assunta Diane Greene, membro della board di Google e co-founder di VMware, azienda sussidiaria di Dell che si occupa di cloud computing, e le ha dato in carico il suo business cloud. Sia Google che Microsoft hanno intravisto un’altra delle debolezze di Amazon: il suo volto ecommerce è in qualche modo in competizione con le prospettive dei clienti cloud. I suoi rivali, come Wal-Mart e Flipkart, non vogliono che il cloud di Amazon abbia niente a che fare con i dati di magazzino e pagamenti. Flipkart ha infatti firmato con Microsoft a febbraio, e stando a un articolo di giugno del Wall Street Journal, Wal-Mart ha imposto ai suoi fornitori tecnologici di evitare AWS. Lush, invece, dopo aver utilizzato i servizi di Amazon per anni, è passata a Google Cloud nel novembre 2016, denunciando poi la company di Jeff Bezos per aver utilizzato il suo trademark al fine di vendere prodotti da bagno (il suo business principale) rivali. “Non siamo stati particolarmente entusiasti di lavorare con Amazon, e abbiamo preferito non lavorare più con loro”, ha dichiarato Jack Constantine, chief digital officer di Lush.

 

Giochi di potere

“Non è una sorpresa che ogni grande tech company nel mondo sia interessata a creare una replica dei servizi di AWS”, attacca Jassy, che sembra sentire la pressione dei rivali e sta organizzando sempre più spesso incontri per coltivare le sue relazioni con i top executive e i CIO. “Si stanno rendendo più disponibili”, ha spiegato Adam Johnson, CEO di IOpipe, società che offre servizi di monitoring e di troubleshots ai business che lavorano con AWS.

La reputazione di leader del mercato fa in modo che, se le offerte degli altri competitor sono uguali, gli executive e i chief tecnology siano propensi ad affidarsi all’originali. La sua leadership iniziale – e continua da quattro anni – rende automaticamente la company un vero e proprio riferimento. E i servizi cloud di Amazon sono visti come una scommessa sicura, non una cosa da niente in un’epoca caratterizzata dagli hack e dagli attacchi informatici. A marzo però, Google ha annunciato in un blogpost che Airbnb – cliente di Amazon di lungo corso – ha scelto il servizio cloud di Google per l’artificial intelligence. Il giorno successivo, però, il nome di Airbnb è stato cancellato dal post.

Nel prossimo futuro, però, non c’è dubbio che la leadership del mercato che oggi vale 35 miliardi di dollari –ma ne varrà 89 nel 2021 – rimarrà nelle mani di AWS. “Davanti a noi c’è una crescita mostruosa. Questo è il più grande cambiamento tecnologico avvenuto nel corso delle nostre vite”, è sicuro Jassy.

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