Luiss Massimo | 3 maggio 2017
SOCIAL

Targeting su persone emotivamente insicure e vulnerabili: Facebook nega, ma il tema è serio

Sembra impossibile fermare la serie di accuse contro Facebook negli ultimi mesi. Dopo la complicata questione ‘fake news’ e l’inchiesta del Times secondo cui il social avrebbe tardato a rimuovere contenuti legati al terrorismo, un articolo di The Australian sostiene che la società userebbe un algoritmo per targettizzare persone emotivamente insicure e vulnerabili, compresi gli utenti più giovani della piattaforma, vale a dire teenager di almeno quattordici anni. Facebook ha immediatamente smentito l’esistenza di un tool del genere

Il report si basa su un documento interno e confidenziale di cui il giornale è riuscito a entrare in possesso: il monitoraggio di post, immagini, interazioni e in generale delle attività in real time su internet permetterebbe di identificare i “momenti quando i più giovani hanno bisogno di un’iniezione di fiducia”. Addirittura il social sarebbe capace di determinare quando le persone si sentono ‘stressate’, ‘ansiose’, ‘nervose’, ‘stupide’ e persino ‘fallite’. The Australian crede che la compagnia consenta agli advertiser di profilare l’audience a partire da questo algoritmo. Le informazioni sugli stati d’animo sarebbero condivisi solo a patto di un accordo di non divulgazione.

Facebook prende le distanze dalla notizia

Contattato da TechCrunch, un portavoce di Facebook definisce il report come “fuorviante”. “La premessa di questo articolo è fuorviante. Non offriamo alcun strumento per targettizzare le persone a partire dal loro stato emotivo. L’analisi effettuata da un ricercatore australiano era intesa ad aiutare i marketer a comprendere in che modo le persone esprimono se stesse su Facebook. Non è mai stato usato per targetizzare gli annunci ed è stato basato su dati anonimi e aggregati”. Tuttavia Facebook non nega l’esistenza del documento né la sua capacità di comprendere gli stati psicologici dei suoi utenti ricavati dalle sue attività di tracciamento. Sempre stando a quanto riporta TechCrunch, Facebook ha invece affermato al The Australian di aver aperto un’investigazione interna.

Il tema dell’emozione è sempre stato centrale per Facebook. Il social aveva fatto parlare di sé già nel 2014, quando ha condotto un esperimento ‘segreto’ su circa 700.000 utenti, vale a dire senza che questi ne fossero a conoscenza. E il comportamento della società divenne bollato come non ‘etico’ a causa del tentativo di influenzare lo stato d’animo e l’umore dei propri utenti, proponendo contenuti positivi o negativi. Lo scorso autunno, poi, un’altra ondata di criticismo si è abbattuta su Facebook per le sue pratiche ‘scorrette’ di targettizzazione dell’audience. Quella volta il social avrebbe creato degli strumenti di profilazione basati sull’affinità etnica con il risultato di scatenare polemiche sul carattere discriminatorio dell’advertising e di vedersi costretta a disattivare il targeting di affinità etnica per annunci immobiliari, occupazionali e carte di credito.

Nonostante il social si stia distanziando da queste ultime insinuazioni riguardo al tracciamento delle emozioni degli utenti ai fini di marketing, uno studio longitudinale condotto da ricercatori esterni pubblicato dall’ American Journal of Epidemiology a febbraio ha individuato una correlazione tra l’attività sul social network e sentimenti negativi. Segno che l’algortimo del social influisce sul nostro umore.

 

 

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