Francesco Lattanzio | 20 settembre 2017
TECNOLOGIA

L’artificial intelligence conquista anche le agenzie di PR. Ecco i primi casi di utilizzo

L’artificial intelligence sembra ormai in grado di pervadere ogni campo del business digitale. Alcune media company, come Washington Post e The Associated Press, stanno già utilizzando soluzioni tecnologiche di AI per redigere velocemente i report sui bilanci o scrivere news a cui avrebbero avuto difficoltà a dedicare membri dello staff. La stessa strada stanno seguendo alcune agenzie di pr, adottando l’AI per predire media trend, trasformare interventi orali in forma testuale, monitorare i social e così via.

 

L’AI nelle agenzie PR

L’agenzia di pr Shift Communications, per esempio, possiede un team di 10 persone (tra cui 6 data analyst) dedicato alla mar-tech e alla produzione di analisi avanzate, machine learning, paid search, gestione dei social e attività supplementari a servizio dei clienti. Il vp of marketing technology della società, Christopher Penn, ha spiegato che il processo del linguaggio naturale comprende la determinazione della percezione positiva o negativa del brand e identifica i temi più importanti che emergono da speech, post sui social e articoli. Il suo team è in grado di utilizzare strumenti di analisi vocale per trasformare gli interventi degli speaker in contenuti testuali e proiettare i media trend basandosi sullo storico dei dati a disposizione.

Il punto in cui i robot saranno in grado di scrivere comunicati stampa e contattare i giornalisti, però, è ancora lontano. “L’utilizzo dell’artificial intelligence non significa che i professionisti delle PR stiano per essere rimpiazzati. Li abilita, invece, a lavorare su una scala più vasta. I media producono quotidianamente un gran numero di contenuti, ed è impossibile per un umano leggerli tutti. Le macchine però sono in grado di farlo. Per esempio, stavo analizzando contenuti legati a un evento trade organizzato da un mio cliente, e ho trovato 2000 articoli relativi alla manifestazione. Non potevo leggere tutti gli articoli da solo, e allora ho utilizzato il natural language processing che li ha analizzati in 15 minuti”, confessa Penn. Per rendere efficace il processo, Penn e il suo team hanno utilizzato tool per la speech recognition come IBM Watson Speech to Text e Google Cloud Speech API, che hanno convertito gli interventi vocali in testo. Un tipo di contenuto che rende più facile l’analisi linguistica. “Utilizziamo questi strumenti per trascrivere le call, per trasformare gli speech in blogpost e così via”.

 

Un supporto per le attività di calendarizzazione

Non solo. L’artificial intelligence può essere anche un supporto per calendarizzare le uscite sui media in anticipo. Il team di Penn ha analizzato lo storico degli ultimi tre anni del blog di un suo cliente ed è stato in grado di prevedere il traffico sul portale nell’anno successivo, immaginando i mesi di picco dell’utenza e gli argomenti di maggiore interesse.

Crenshaw Communications, invece, ha utilizzato l’artificial intelligence per tenere sotto controllo le citazioni sui social media e la percezione del brand. Chris Harihar, direttore dell’agenzia, ha dichiarato che “il bisogno dell’AI è sempre maggiore, sia per tracciare sia per analizzare gli articoli. Specialmente per i clienti più grandi, con un coverage più vasto. L’analisi del sentiment è il Sacro Graal ma deve ancora essere perfezionata, almeno nei tool che ho provato”.

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