Francesco Lattanzio | 12 gennaio 2018
TECNOLOGIA

L’ad tech si arricchisce di un nuovo acronimo: tra DMP e CRM spuntano le CDP

La stabilizzazione di DSP e SSP in un ambiente sempre più competitivo ha smorzato gli entusiasmi dei venture capital, che ora stanno riversando i propri investimenti su un nuovo segmento dell’ad tech: le consumer data platform, piattaforme per la gestione delle relazioni tra marchi e consumatori dedicate al marketing b2c. Le CDP hanno guadagnato una nuova attrattiva grazie alla capacità di dare una visione unica del singolo consumatore come risultato della somma delle sue attività su tutti i device impiegati nella navigazione

Il flusso di investimenti provenienti dagli investitori è in netta crescita. Basti pensare ai 35 milioni di dollari raccolti da Bluecore durante lo scorso ottobre, ai 35 milioni assorbiti da mParticle e ai 64 milioni diretti a Segment a luglio.

Sebbene il mercato dei CDP sia ormai definito, John Matthews, managing director di Oaklins DeSilva+Phillips, è convinto che le aziende che ci operano saranno bersaglio di acquisizioni nel 2018. Saranno infatti utili a potenziare le capacità di targeting con dati più ricchi e completi, in grado di portare ad tech e martech a una sorta di convergenza. “In generale, queste attività porteranno le aziende ad tech a concentrarsi sul CRM”, continua Matthews.

I software di DMP e CRM però si stanno evolvendo, integrando diverse attività condivise anche dai CDP. Ad esempio, le DMP maggiori – che tradizionalmente fanno affidamento sui dati di terza parte – hanno iniziato ad inserire nei propri processi informazioni di prima e seconda parte, stando a quanto dice Matt Skinner, product marketing manager della DMP Adobe Audience Manager. “Le CDP rappresentano un segmento che sta crescendo in maniera interessante. Si stanno spingendo verso l’inclusione delle PII (personally identifiable information) all’interno dei dati di prima parte, cosa che le DMP non riescono ancora a fare. Nonostante questo ci sono molte sovrapposizioni tra le facilitazioni offerte da DMP e CRM e quelle proposte dalle CDP”, continua Skinner.

Alcuni esperti considerano il CDP come un ibrido tra DMP e CRM, che incorpora dati sull’online advertising per abilitare analytics e targeting in tempo reale a cavallo su canali online e offline. “L’ascesa del CDP è dovuta alla sempre più supportata fede nell’idea del people based marketing”, commenta Matthews. Se questo è vero, l’unica via è ricostruire in un solo punto le esperienze che ogni utente vive su mobile, desktop e su device come wearable e assistenti vocali. “È arrivato il momento in cui il CDP può rivelarsi in grado di potenziare il marketing nella maniera richiesta dai marketer. Le DMP diventeranno sempre meno efficaci a causa del GDPR, liberando il terreno per l’avanzata delle CDP”, replica Franchi.

Nessuna risposta a "L’ad tech si arricchisce di un nuovo acronimo: tra DMP e CRM spuntano le CDP"